Marisa Bulgheroni, Chiamatemi Ismaele

Il Saggiatore, 206 pagine, 17,50 euro

“La” Bulgheroni è figura ben nota nel campo degli studi americani, ma è anche narratrice (l’ottimo romanzo “borghese” sugli anni di guerra Un saluto attraverso le stelle, Mondadori, meno letto e apprezzato del dovuto) ed è stata una delle figure più interessanti tra le tante che Olivetti raccolse attorno alle sue riviste.

Ci fu un tempo in cui era considerata la rivale “accademica” della Pivano, personaggio più vistoso e assai simpatico ma certamente meno fine nelle analisi e negli approfondimenti, come risulta da questa splendida riscrittura bulgheroniana di incontri con alcune figure centrali della letteratura americana da Bellow e Roth a Wilson e Mailer, da Ellison a McCullers a Lowell a Nabokov, da Ginsberg e Kerouac, dai primi postmoderni e a Cynthia Ozick a Grace Paley e altri, affrontate dal vivo in epoche diverse dagli anni cinquanta a oggi e colte nella loro dimensione più vera – capite e rispettate nelle loro idee e nel loro progetto ma anche intuite e descritte nella loro dimensione più intima, nella loro forza o nella loro fragilità.

Ogni capitolo è un racconto-ritratto preciso e delicato, un raffinato esercizio di scrittura che ci accosta al fondo di una cultura complessa e poliedrica. Indispensabile per chi ama quella cultura nonostante il suo peggio – ma come è sempre per tutte le grandi letterature.

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