31 agosto 2016 13:40

Caro Guido,
dice che nessuno mai cancella le sottolineature altrui. Ebbene, io l’ho fatto. Anche più volte e senza alcuna gioia, per cancellare la memoria segnica di chiunque altro. Non sono libri preziosi, ma leggendo principalmente con l’intento di studiare, mosso da paranoie enciclopediche, non sopporto che altri abbiano inteso – chissà cosa e per quali volgari fini! – prima di me. Quindi prendo una gomma, la pulisco su una superficie adatta, e comincio a cancellare pagina dopo pagina, con pazienza, anche per più giorni, per evitare di stropicciare le pagine del libro, di consumare l’inchiostro della stampa o di ammorbidire eccessivamente la costa. Tra le molte occasioni, ricordo fatiche improbe, durate giorni, sul Trattato teologico-politico di Spinoza e sulla Ricerca sull’intelletto umano di Hume. La mia ragazza si preoccupa, anche se a volte ride, quando mi vede chino su un volume a spazzare sul tavolo i rimasugli della gomma bollente. Mi ha anche fotografato: non sono venuto bene. Allora dottore, che fare?

—Paolo Caloni, Milano

Caro Paolo,
non so se conosci il caso di quel piccolo industriale di mezza età che aveva escogitato un incredibile rituale di “annullamento” (così lo chiamava lui) delle azioni che considerava peccaminose. Lo ha raccontato lo psicoanalista Elvio Fachinelli, che lo ebbe tra i suoi pazienti, nel libro La freccia ferma. In breve, quest’uomo ripercorreva in senso inverso tutte le tappe dell’azione vergognosa: usciva dal luogo del misfatto camminando all’indietro, scendeva le scale voltato all’insù, guidava in retromarcia fino a casa, risaliva le scale guardando in basso (e non oso immaginare cosa prevedesse il suo rituale nell’evenienza in cui, poniamo, sul tragitto si fosse fermato a mangiare un panino). Il caso risale alla seconda metà degli anni settanta, ed è buffo notare che, proprio mentre la Jvc presentava sul mercato il formato vhs, il paziente di Fachinelli stava lavorando a una specie di tasto rewind esistenziale.

Un rituale del genere – applicazione iperbolica di quel meccanismo di difesa che Freud chiamava Ungeschehenmachen, “rendere non accaduto” – può ispirare romanzi noiosissimi (La freccia del tempo di Martin Amis va avanti così, anzi indietro, per centosessanta ferali pagine) e attività noiosissime, come cancellare per giorni le sottolineature altrui dal Trattato teologico-politico di Spinoza. Forse ti piace l’odore della gomma bollente al mattino, e non dubito che sia inebriante più del napalm, ma credimi, non ha il profumo della vittoria; ha il profumo della nevrosi ossessiva.

Compiti per casa
La spiegazione che dai del tuo sintomo, tuttavia, tocca una corda profonda che sarà bene far vibrare un po’ più a lungo. Non sopporti che altri abbiano letto, e dunque appreso, certe cose prima di te. Immagino che qui le metafore più appropriate non le offra la psicoanalisi ma il campo, che sfortunatamente ignoro del tutto, dell’alpinismo.

Pare che ci sia da conquistare ancora la vetta del Gangkhar Puensum, in Bhutan, al confine con la Cina. Per il resto, è quasi fatale imbattersi in segni del passaggio di altri scalatori, tacche, incisioni, panini ammuffiti, resti umani dei meno fortunati (e d’altronde, se anche andassimo sulla Luna, troveremmo come minimo una bandierina). Se ne ricava che per il grosso degli alpinisti il senso di conquistare una vetta risiede altrove; nel farlo da soli, nel dimenticarsi del mondo e dei suoi abitanti in qualche attimo di estatica misantropia, nel farlo a modo proprio, nel farlo strano, nel farlo e basta. Lo stesso deve valere con i libri.

Perciò, eccoti i compiti per casa: cerca su eBay o su Maremagnum una copia di Alpinisti ciabattoni di Achille Giovanni Cagna, piccolo capolavoro umoristico del 1888 (l’unica mia lettura con qualche vaga connessione con l’alpinismo, lo ammetto); assicurati che sia una copia usata e piena di sottolineature a matita; infilati le ciabatte (un po’ di ritualità nevrotica voglio lasciartela, suvvia) e comincia a scalare il volume pagina dopo pagina coltivando una perfetta indifferenza per i segni lasciati dal passaggio del precedente alpinista ciabattone, o al limite osservandoli con curiosità, ammirazione, condiscendenza, incredulità, raccapriccio. Ma prima di intraprendere la lettura consegna solennemente alla tua fidanzata tutte le gomme che ci sono in casa, anche le matite con dietro la gomma, anche i prodotti per l’igiene domestica che potresti esser tentato di usare, spugnette abrasive, smacchiatori, guanti di gomma. Anche i panini all’olio, per via della mollica (non fare il furbo).

Conquistata la vetta dell’ultima pagina, se sei ancora vivo, torna a scrivermi.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it