27 gennaio 2020 17:20

Gentile bibliopatologo,
che brutta sensazione sentirsi culturalmente mediocri nei confronti di altri lettori. Esistono libri che sono come gomme da masticare: li leggi, li mastichi, ne assapori velocemente il gusto e poi li sputi fuori. Altri sono come un aratro, ti scavano nel profondo la psiche e ti lasciano un segno indelebile che ti aiuta a pensare. Io preferisco essere pieno di lacune che di gomma da masticare.

– Roberto

Caro Roberto,
la tua lettera – più che una richiesta d’aiuto, un commento alla lettrice della settimana scorsa – è una buona occasione per discutere un luogo comune inspiegabilmente tenace: quello secondo cui, essendo i libri “cibo per l’anima”, più si legge meglio è. Assunzione pericolosissima, specie se non la si integra con gli opportuni corollari dietologici e tossicologici. Ci sono libri che, pur perfettamente commestibili, non hanno proprietà nutritive; altri che sono addirittura tossici.

(Kayo/Alamy)

Quand’ero un adolescente culturalmente bulimico, mio padre notò sulla mia scrivania due libri, La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper e Lo scambio simbolico e la morte di Jean Baudrillard. “Che ci fanno l’uno accanto all’altro una bistecca e un soufflé?”, mi chiese a bruciapelo. A dirla tutta, quel libro di Baudrillard non era propriamente un soufflé, era piuttosto una micidiale raclette ipercolesterolica che credo tuttora di non aver digerito, ma da allora ho preso l’abitudine di controllare con più coscienziosità l’etichetta nutrizionale dei cibi intellettuali che assumo.

Tu fai l’esempio della gomma da masticare, che mi riporta alla mente una pagina di Alfonso Berardinelli su uno dei grandi filosofi del novecento:

Come gomma da masticare, il gergo filosofico di Heidegger può essere ruminato senza fine. Non nutre, non ha sapore, a ingoiarlo non ci si guadagna molto, a sputarlo ci si perde qualcosa, e quindi può essere usato finché si vuole senza incorrere in usura, è plasticamente immortale, permette una ruminazione meditativa che somiglia a quella dei mistici e dei metafisici, pur essendone il compiuto rovesciamento mondano e immanente.

E pensare che Heidegger me l’avevano sempre servito in tavola come un’aragosta, una di quelle pietanze macchinosissime da affrontare – devi farti strada tra gusci, chele, antenne – ma che sotto il portentoso esoscheletro nascondono una polpa preziosissima e nutriente.

Abbuffarsi non è mai una buona cosa, ma mi fermo qui prima che mi venga la tentazione di inaugurare una nuova rubrica, “Leggere sano”, i consigli del bibliodietologo per liberarsi dei grassi intellettuali superflui e raggiungere in poche settimane il proprio peso-forma culturale. Con il primo fascicolo in omaggio il raccoglitore.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.