04 settembre 2013 10:18

Un paio di anni fa a Glasgow un regista inglese, Jonathan Glazer, ha messo Scarlett Johansson alla guida di un furgone bianco fornito di tante piccole cineprese nascoste. E le ha chiesto di andare in giro a trovare degli uomini soli per strada, che magari tornavano dal lavoro, andavano a fare la spesa, o raggiungevano gli amici al pub.

Johansson, che portava una parrucca nera e parlava con l’accento di Londra, fermava questi uomini per chiedere delle indicazioni stradali. A volte, se andavano nella stessa direzione, gli offriva un passaggio dicendo: “io ti porto verso casa, tu mi aiuti a trovare la strada giusta”.

Dopo che gli uomini erano saliti sull’auto, lei attaccava bottone, in modo amichevole ma anche un po’ ambiguo. Erano discorsi che viravano verso la seduzione, con interlocutori un po’ timidi, imbarazzati (come molti uomini quando è la donna a rimorchiare), ma anche intrigati, che si chiedevano forse se quella sera, per dirlo con i Daft Punk, sarebbero stati “lucky”, per poi rimanere “up all night to get some”.

Johansson è stata anche filmata per strada, e in una discoteca, con la stessa tecnica in stile “candid camera”. Sembra difficile crederlo, ma solo due persone l’hanno riconosciuta in tanti giorni di riprese. Sarà per la parrucca, sarà perché l’ultima persona che t’aspetti di vedere girare da sola nella periferia degradata di una città degradata è Scarlett Johansson.

Le sequenze più promettenti (dopo che il trucco è stato rivelato e le comparse hanno firmato le liberatorie) sono andate a far parte dell’astruso, discontinuo ma intrigante film di Glazer,

Under the skin, nel quale Johansson interpreta un’aliena che, a quanto sembra, è stata mandata sulla Terra con sembianze umane per adescare uomini che poi vengono sommersi, ancora vivi, in un lago di qualcosa che sembra gelatina, per scopi mai svelati.

È uno di quei film per cui, prima di entrare in sala, conviene alzare il livello di tolleranza del pretenziosometro personale. Fatto questo, regala un’esperienza cinematografica originale, la più originale vista a Venezia finora, almeno in concorso.