La settantesima edizione della Mostra di cinema di Venezia sta giungendo alla sua conclusione. Già ieri, quando è passato l’ultimo film in concorso, Les terrasses del regista algerino Merzak Allouache, tirava aria di smobilitazione. I ristoranti erano mezzi vuoti, si sentiva solo, in sottofondo, il tamburellare delle dita sulle calcolatrici degli esercenti del Lido, tutti intenti a capire se, con questi dieci giorni di pacchia dopo l’ennesimo estate magra, si sono rifatti per la stagione. È tempo di tirare le somme anche sull’annata cinematografica.

Di buon livello, tutto sommato. Magari non c’era quel film-evento in concorso come

The master oppure To the wonder dell’anno scorso, ma come si capisce dalla classifica finale delle quotazioni della critica pubblicata nel giornalino Daily pubblicato durante la mostra da Venezia News insieme a Ciak, non c’è stato neanche un film universalmente deriso. Giusto, per me, il giudizio negativo su L’intrepido, storia insulsa di crisi economica-esistenziale che sembra diretto da Raicinema anziché Gianni Amelio; sbagliato, per me, il giudizio negativo su Under the skin, incrocio insolito tra fantascienza e cinéma verité, un film imperfetto ma coraggioso che cerca di tracciare il nesso semantico-simbolico tra alieni e alienazione.

Ci sono stati, invece, molti titoli che hanno diviso i critici. Sono questi, paradossalmente, i film che segnano un festival riuscito. Per carità, Philomena di Stephen Frears, il grande favorito nella classifica Venezia News/Ciak, è un film bellissimo: commuovente, divertente, con una sceneggiatura magistrale e una Judi Dench da Oscar. Ma il consenso critico significa anche che non è un film che corre rischi: è, semplicemente, un ottimo esempio di artigianato cinematografico.

Mentre Jiaoyou (Stray dogs) di Tsai Ming Liang, con la sua trama indecifrabile e i suoi ritmi lentissimi, sfida il pubblico al limite della tolleranza – e infatti, tanti non l’hanno tollerato. Ma è proprio per ospitare i film così fuori degli schemi che esistono i festival.

A qualche ora della cerimonia di premiazione di Venezia 70, ecco i miei prognostici, divisi tra i premi che darei io e quelli che penso sia probabile che assegni la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci:

Leone d’oro

Per me: Sacro Gra.

Per la giuria: tra* Philomena, Sacro Gra, Tom à la ferme, Jiaoyou* e Die Frau des Polizisten, con la remota possibilità di una specie di Leone premio alla carriera a Hayao Miyazaki per Kaze Tachinu (Il vento si leva), certamente non il suo film migliore.

Leone d’argento (premio per la regia)

Per me: Jiaoyou.

Per la giuria: tra Sacro gra, Miss violence, Kaze Tachinu e Jiaoyou.

Gran premio della giuria (premio di consolazione)

Per me: Under the skin.

Per la giuria: tra quelli di sopra scartati nelle altre categorie, con l’aggiunta di The unknown known di Errol Morris (anche se sarebbe un peccato: era deludente) e Les terrasses di Merzak Allouache.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile

Per me: sono indeciso tra Scott Haze per Child of god di James Franco e Themis Panou, pater familiasterrificante nel film Miss violence di Alexandros Avranas.

Per la giuria: tra Haze, Panou e forse anche Nicholas Cage, che con la sua interpretazione delicata e sfaccettata riscatta Joe, un noir sudista che non brilla per originalità. Un altro candidato – per essere malizioso – sarebbe Donald Rumsfeld, preda inafferrabile di Errol Morris nel documentario The unknown known.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile

Per me: Judi Dench in *Philomena *di Stephen Frears.

Per la giuria: Judi Dench in Philomena *di Stephen Frears. Se il film vince il Leone d’oro e vogliono sparpagliare i premi su più film, l’alternativa potrebbe essere la brava Alexandra Finder in *Die Frau des Polizisten.

Premio Osella per la migliore sceneggiatura

Per me: Steve Coogan e Jeff Pope per *Philomena *di Stephen Frears.

Per la giuria: questa portrebb’essere l’occasione per premiare Via Castellana Bandiera di Emma Dante, film non perfetto ma comunque gustoso e originale.

Premio Osella per il migliore contributo tecnico

Per me: la giovane Mica Levi, per la colonna sonora spettrale e inquietante di Under the skin.

Per la giuria: idem (ma anche la cinematografia di Daniel Landin meriterebbe un riconscimento). In alternativa, potrebbero fare un pensierino qui a Miyazaki, assegnandogli un premio per l’animazione di Kaze Tachinu.

Premio Marcello Mastroianni a un attore o attrice emergente

Per me: tra Eleni Roussinou e/o Sissy Toumasi per Miss violence.

Per la giuria: idem, ma potrebbero anche premiare Tye Sheridan, il ragazzo testardo nel film Joe di David Gordon Green.

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