20 aprile 2006 00:00

La settimana scorsa vi ho chiesto di inventare un personaggio di una nazionalità diversa dalla vostra. Questo compito richiedeva un mucchio di lavoro, e sarà così sempre più spesso con il procedere dell’anno, dato che gli esercizi diventeranno via via più complicati.

Ormai dovreste esservi ritagliati un’ora alla settimana (sempre la stessa) da dedicare alla scrittura. Ma spero che, una volta fatti gli esercizi, continuiate a lavorare per conto vostro, magari prendendo spunto dai miei suggerimenti, oppure approfondendo le vostre idee.

Scrivete qualcosa ogni settimana, anche soltanto un paragrafo o poche note, e non preoccupatevi della forma. Non abbiate paura di fare esperimenti o di buttare giù appunti alla rinfusa. Ogni piccolo brano è comunque un passo avanti e quando ci lavorerete, o lo butterete via del tutto, avrete imparato qualcosa di nuovo sul processo della scrittura. Sarete già un po’ più in là.

Il compito sul personaggio straniero era pensato per farvi viaggiare. Per molti di voi questo viaggio terminerà quando avrete finito l’esercizio, ma altri potrebbero appassionarsi e decidere di continuare a esprimersi con quella voce straniera. Scrivere un racconto, o anche un intero romanzo, dal punto di vista di qualcuno che è completamente diverso fa sentire davvero liberi.

Inoltre, se andrete avanti lungo questa strada, vi troverete davanti alla sfida di evocare un ambiente presumibilmente poco noto a molti dei vostri lettori: i profumi, i panorami e i suoni di un paesaggio straniero. Sfide simili sono utili perché favoriscono la nascita di nuove idee.

Può darsi che qualcuno di voi stia già lavorando a un romanzo. Se siete tra questi è importante che rimaniate comunque aperti all’esplorazione di altre idee, soprattutto se vi siete un po’ bloccati e vi state chiedendo come procedere. Se il vostro romanzo è un intrigo nel mondo degli affari ambientato in una di quelle città britanniche progettate a tavolino negli anni sessanta, probabilmente non vi è mai venuto in mente d’inserire un personaggio nato e cresciuto in Alaska. Ma perché non farlo? Come è arrivato in questa città un ragazzo cresciuto alla periferia di Anchorage? Ce l’ha portato sua madre, dopo aver divorziato dal padre quando lui aveva otto anni? Cosa fa nelle sue lunghe giornate alla scrivania? Sogna forse ghiacciai e aquile di mare, simbolo del suo paese?

Spesso per sviluppare nuove idee bisogna porsi una serie di domande, come: perché il tale è passato dalla situazione A alla situazione B? A volte il fatto di cambiare arbitrariamente l’età di un personaggio, il sesso o la nazionalità può liberare energie nascoste, rendere quella figura molto più interessante e sbloccare un intero libro.

Un piccolo esempio: qualche anno fa ho scritto un soggetto per la radio intitolato Nightworkers. Parlava degli operai addetti alla manutenzione della metropolitana, che hanno il compito di camminare nei tunnel di notte, quando viene tolta la corrente, controllando che non ci siano bombe. Una notte i miei protagonisti incontrano il fantasma di un operaio morto cent’anni prima, mentre costruiva il tunnel. Alla fine, i due scoprono di essere anche loro intrappolati nell’età vittoriana.

La mia idea piacque molto a un produttore di Radio 4, che commissionò il lavoro. Ma poi, mentre stavo scrivendo la prima versione, il progetto passò nelle mani di una produttrice che era lì solo temporaneamente, perché in realtà lavorava per l’Australian broadcasting company. E spuntò un problema: alla fine del suo incarico in Gran Bretagna, voleva portarsi dietro il mio lavoro e mandarlo in onda sulla Abc. Così mi chiese se potevo modificarlo un po’, per dargli un tocco di australianità.

“Cosa?!”, pensai. Un tocco di australianità in questo copione? Cosa vogliono? Un canguro che saltella nei tunnel della metro? Loro continuarono a insistere, con gentilezza. E io, controvoglia, rimisi mano al mio soggetto. Avevo una sola possibilità: far diventare australiano uno dei due operai. Così mi misi a pensare all’Australia e mi vennero in mente cieli vastissimi, orizzonti infiniti e luce accecante.

Ma allora come poteva sentirsi una persona abituata a così tanto spazio, bloccata in un tunnel insieme a un fantasma? All’improvviso un personaggio che inizialmente era di secondo piano, messo lì solo per far da spalla all’operaio protagonista e allo spettro, prese vita. L’intero testo acquistò una nuova prospettiva, e diventò migliore di prima. La prossima settimana parleremo dei personaggi stranieri che avete creato.

Internazionale, numero 638, 20 aprile 2006