06 luglio 2006 00:00

Quanti modi ci sono per rompersi un pollice? Centinaia, a sentire voi: cadendo dal motorino, spostando una pianta di ficus, chiudendosi le dita in un armadio… senza contare i casi in cui i vostri eroi si sono ritrovati con il pollice rotto dopo che qualcuno gli ha scagliato addosso un oggetto oppure gli ha stretto il dito con rabbia fino a spezzarlo.

Oppure ancora si è trattato di un incidente, provocato senza volerlo da un amico. Circostanze comiche con risvolti dolorosi e viceversa, ecco ciò che rappresentano i pollici per voi.

La cosa interessante è che molti non si sono limitati a scrivere un brano su un personaggio che si rompe il pollice; sapendo che ci sono milioni di modi possibili, avete scelto quelli che permettevano di capire comportamenti e reazioni del vostro eroe.

JMJ, descrivendo un incidente di go-kart che con i pollici c’entra poco ed è piuttosto incentrato sul desiderio dei figli di proteggere i genitori, comincia così: “A volte avevo la sensazione che mio padre volesse un maschio. Sapevo che, una volta rientrato dall’ospedale, avrebbe avuto bisogno di cure ma avevo solo sette anni e non ero in grado di aiutarlo”.

Invece, Rosie ha scritto un brano dove in primo piano c’è il doloroso pulsare del pollice della sua protagonista, rotto dalla madre che le ha tirato una pentola. “Adesso ha qualcosa di veramente suo da mostrare agli altri, qualcosa in cui si riconosce”. La ferita fisica diventa emblematica della più profonda sofferenza emotiva che nasconde.

Spero che, nel fare l’esercizio, vi siate resi conto di una cosa: se avete in testa un personaggio che si sta evolvendo in modo credibile, diventa difficilissimo scrivere di un incidente, anche irrilevante come la rottura di un pollice, senza rivelare qualcosa di lui. Non dovete essere troppo espliciti, tipo dire che “aveva sempre detestato quando qualcuno si preoccupava per lei”.

Piuttosto dovete scrivere una scena in cui lei si rompe un pollice e rifiuta bruscamente ogni aiuto, come ha fatto Emma Pi: “Commento del medico: ma signora, come ha fatto a camminare in questi tre mesi, con l’alluce in queste condizioni? Risposta di Ida: secondo lei, potevo camminare con le mani?”. Non vi preoccupate, al lettore il messaggio arriva lo stesso, e anche meglio.

Una delle regole base della scrittura romanzesca, infatti, è proprio questa: non descrivere, fai vedere! Ci torneremo su mille volte, anche perché, in questa fase di costruzione dei personaggi, vi chiederò di creare delle scene in cui accadono cose, e non scene in cui mi elencate i loro pensieri.

A proposito di pollici, uno dei racconti più divertenti che ho ricevuto è quello di Priscus, intitolato Il pollice del capitano, che descrive come una donna si rompe il dito su una nave da crociera: “Doveva esserci proprio il Po Drysdale ad aspettarmi in fondo alle scale, vero? Stavo scendendo gli ultimi scalini, quando ha sfoderato un sorriso e ha annunciato: ‘La guardia d’onore è pronta per la sua ispezione, Signora!’”.

Dopo l’infortunio, il narratore racconta: “L’Fsl faceva il simpatico. Le disse: ‘Le abbiamo permesso di infrangere il Tetto di Cristallo, e lei finisce per schiantarsi sul Pavimento d’Acciaio’”. Non ho idea di cosa significhino le sigle, ma non importa. Basta questo piccolo incidente per fornirmi il ritratto della protagonista e farmi venir voglia di conoscerla meglio.

“Oggi compio quindici anni…”, comincia la storia raccontata da Ruth e si limita a descrivere i fatti. In un frutteto, una ragazza respinge un vecchio che la molesta. Lui cade e grida di essersi rotto un pollice; lei si ferma, incerta se tornare indietro, e noi lettori stiamo già urlando: no, non farlo! Gli incidenti sono pieni di conseguenze, ed è dalle conseguenze che nascono le storie.

Quindi adesso, come compito, mi racconterete un altro incidente. Questa volta voglio che il vostro protagonista si svegli nel bel mezzo della notte. Tutto qua. Può esser stato un incubo o un rumore, o qualcosa che non si sa. Come reagisce? Va in bagno, guarda l’ora o cerca di riaddormentarsi? Va alla finestra e s’incanta a fissare le prime luci dell’alba? È spaventato, innervosito, eccitato?

Quello che voglio è che emerga il senso di alterità della notte, quando i pensieri o le verità che normalmente non siamo in grado di afferrare nelle ore diurne vengono a galla. La scena può rappresentare un momento di svolta per il personaggio ma può anche non significare assolutamente nulla: in apparenza, certo, perché in un romanzo ogni incidente ha la sua importanza. Anche se voi, per il momento, non lo sapete ancora.

Internazionale, numero 649, 6 luglio 2006