Animali notturni. (Universal Pictures/Outnow)

Animali notturni dà un nuovo taglio al dramma borghese

Animali notturni. (Universal Pictures/Outnow)
22 novembre 2016 18:01

Cos’è. È il secondo film di Tom Ford, stilista e imprenditore della moda, dopo A single man. Anche Animali notturni, come il film d’esordio, è tratto da un romanzo (Tony & Susan di Austin Wright) adattato dallo stesso Ford. La protagonista del film è una gallerista di Los Angeles insoddisfatta: nonostante i successi sul lavoro, di cui le importa poco, sente che la sua vita privata è un fallimento. Mentre il marito è via per l’ennesima volta, il suo ex le manda un manoscritto invitandola a leggerlo. Susan si immerge nel romanzo, un thriller cupo e drammatico, e capisce tramite questa storia nella storia cosa ne è stato del suo grande amore di un tempo.

Nel ruolo di Susan c’è Amy Adams, mentre Jake Gyllenhaal interpreta sia l’ex marito sia il protagonista del romanzo, accanto ai notevoli Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson. La fotografia è di Seamus McGarvey (Godzilla, The Avengers). La musica è del compositore polacco Abel Korzeniowski, allievo del grande Krzysztof Penderecki, che aveva già lavorato in A single man.


Com’è. Il film si apre con l’inaugurazione di una mostra dove sono esposte delle donne obese vestite da majorette, nell’ambiente magro, mondano e sterile di una galleria d’arte contemporanea californiana. Il contrasto tra la società bella e impassibile che la protagonista ha scelto di frequentare e quella brutta ma viva che ha rifiutato è il cardine estetico del film. Ford è un regista molto sicuro, le inquadrature sono sobrie ed efficaci, i movimenti di macchina ridotti allo stretto necessario. C’è in tutto il film, anche nella natura essenziale dei dialoghi, una coerenza stilistica ammirevole.

È vero che fare dei parallelismi con il mondo della moda è facile quando si parla di Tom Ford, ma il suo modo di mettere in scena il romanzo di Wright sembra la rivisitazione del dramma borghese concepito come un classico da riproporre, come fosse una ventiquattrore, un paio di occhiali di bachelite, un montgomery. La storia di Susan si dipana attraverso quadri perfetti in cui pochi personaggi parlanti si stagliano sullo sfondo muto della società che ignorano, vivendo tutto attraverso il filtro sociale della loro ricchezza. Non c’è niente di imprevisto negli eventi: la famiglia si oppone al matrimonio con l’uomo sensibile e spiantato; l’alta società si riconosce solo nei maschi forti e prepotenti; il padre è assente e la madre si occupa di tenere la figlia nei ranghi; il nuovo marito è solido e giusto ma non dà amore; il rimpianto fa pensare alle direzioni prese nel passato. Nella freddezza del design degli interni che frequenta Susan si percepisce il peso della sua scelta, mentre la storia raccontata nel manoscritto è uno specchio polveroso in cui la donna vede la violenza nascosta dietro ai vernissage, oltre le pareti trasparenti di case enormi e vuote.

Perché vederlo. Animali notturni è un film formalmente notevole, concepito e realizzato con un tocco personalissimo. Non è però un film patinato, come risultava A single man, ma piuttosto stilizzato. La differenza, per quanto apparentemente minima, è sostanziale: questo è un film a modo suo toccante. I personaggi sono tutti più veri del vero, prigionieri di ruoli imposti dall’alto. Le immagini del mondo di milionari che frequenta Susan sembrano artificiali, come artificiale è la felicità che la sua famiglia ha apparecchiato per lei. Al contrario il mondo sporco di terra e pieno di sterpaglie dove si svolge la vicenda del romanzo è vero, ma anche spietato e profondamente ingiusto.

In questo gioco di distorsione continua della realtà, anzi della verità, risiede la bellezza drammatica del film

Tom Ford ha trovato e modellato una trama che si sposa con la sua idea di cinema, che non è generosa ma vive di coerenza stilistica. Gli attori sono tutti in grande forma, perfetti per l’alta società di Los Angeles, talmente belli da risultare quasi fuori posto nel Texas rurale del romanzo. E infatti è lo sguardo della lettrice Susan, incapace di tenere insieme il proprio mondo e quello esterno, a dare un volto ai personaggi della vicenda: è lei a mettere l’ex marito nel ruolo del protagonista, a popolare anche la più cruda delle vicende come una passerella di figure perfette, belle e meravigliosamente scollate dall’ambiente, cadaveri compresi. In questo gioco di distorsione continua della realtà, anzi della verità, risiede la bellezza drammatica del film. E per fortuna non ci sono facili soluzioni retoriche a consolare nessuno.

Perché non vederlo. Se cercate un cinema mosso, dinamico, in cui i ruoli e i contesti siano magari non realistici ma pulsanti, questo non è il film per voi. Perché tutto in Animali notturni è una funzione matematica che si incastra perfettamente in uno schema a orologeria. Questo è vero in molti film, ma il formalismo di Ford rende chiaro quanto questo cinema sia letteralmente composto: elegante e senza sbandamenti, ma anche frutto di una composizione talmente attenta da risultare soffocante. Anche se è una scelta funzionale alla storia, la caratterizzazione dei personaggi li rende stereotipi perfetti, ma comunque stereotipi. Per finire, il tono generale del film è disperato senza pianti, senza catarsi o redenzione, il che può risultare punitivo.

Una battuta. “Credimi, il nostro mondo è molto meno doloroso del mondo reale”.

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