Scrivere è una questione di metodo

15 dicembre 2015 12:00

Mi sono imbattuto per la prima volta nel nome di Robert Boice su internet circa tre anni fa. Da allora ha cominciato a saltare fuori un mese sì e uno no. Boice era uno psicologo che aveva scoperto il segreto per scrivere in modo produttivo e senza soffrire troppo. Anni fa lo aveva rivelato in un libro, ormai fuori stampa, del quale una manciata di suoi fan discute ancora in tono riverente, ma dal titolo piuttosto oscuro: How writers journey to comfort and fluency. Era anche assurdamente caro: una copia usata costava 180 euro.

Ma io sono negato per dare consigli, specialmente quando sono sotto pressione, perciò questo mese ho ceduto: ne ho trovata una al prezzo più ragionevole (anche se ancora eccessivo) di 93 euro, e il postino mi ha consegnato un volume dalla copertina rigida verde. Quindi, se volete continuare a scrivere, ma vi accorgete che state tergiversando, siete in preda al panico o al blocco dello scrittore, posso dirvi qual è la soluzione al vostro problema.

Sapevate già che sareste rimasti delusi, vero? Il nocciolo del consiglio di Boice, basato sui laboratori di scrittura che teneva ai professori universitari in crisi, non è solo vecchio, è il più vecchio del mondo: scrivere, ogni giorno, per brevi periodi programmati, che all’inizio possono essere anche solo di dieci minuti e poi diventare più lunghi.

Le soluzioni rapide sono l’essenza dell’impazienza. Quindi rallentate

Dopo aver letto questo mi sono così spazientito che ho quasi lanciato il mio libro da 93 euro dalla finestra. Ma questo non avrebbe sorpreso Boice, perché per lui l’impazienza è una delle cause principali della sofferenza che si prova a scrivere.

I suoi studenti, spiega, gli dicono che non si possono permettere di limitare le loro sessioni di scrittura a brevi periodi, né di provare a fare gli altri esercizi che suggerisce, perché hanno delle scadenze da rispettare. Ma a quanto pare è proprio quello il punto. Vorrebbero aver già scritto, ed è proprio questa urgenza maniacale a scatenare il panico e a farli tergiversare. Mentre continuavo a leggere ho capito improvvisamente una cosa: leggere un libro così poco eccitante – a partire dal titolo fino ai consigli che bisognerebbe seguire passo per passo nell’arco di mesi – è un esercizio di pazienza in sé. È lento, perché l’unico modo per andare avanti è lentamente.

Sprecare tempo davanti allo schermo

Questo diventa più chiaro quando si arriva a uno dei suoi consigli preferiti: quando finisce il tempo che un certo giorno avete destinato alla scrittura, smettete immediatamente, anche se avete preso lo slancio e potreste continuare. Forse potreste. Ma confermereste l’idea che a permetterci di scrivere è una forza misteriosa, che va sfruttata quando c’è, piuttosto che un’attività regolare che scegliamo di fare. “Il bisogno di continuare”, scrive Boice, “contiene già una forte componente di impazienza: per non aver ancora finito, per non aver prodotto abbastanza, perché forse non si troverà mai più un momento così perfetto per scrivere”. Smettete quando scade il tempo e imparerete l’autodisciplina. Se continuate, starete solo assecondando la vostra insicurezza.

Se avesse suggerito una soluzione rapida, Boice non avrebbe aiutato nessuno, perché le soluzioni rapide sono l’essenza dell’impazienza. Quindi rallentate. Non fate della scrittura una priorità della vostra vita. Non scrivete d’impulso. Mirate a una tranquilla felicità, non a una travolgente passione. E se tutto questo vi sembra uno spreco di tempo, chiedetevi se questa reazione non faccia parte del vostro problema. Dopotutto, rimanere paralizzati davanti a uno schermo è uno spreco di tempo ancora maggiore.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è stato pubblicato su The Guardian.

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