Una manifestazioni di profughi siriani davanti alla stazione di Colonia, il 16 gennaio 2016.

Le aggressioni di Colonia sono frutto della misoginia e non della presenza dei profughi

Una manifestazioni di profughi siriani davanti alla stazione di Colonia, il 16 gennaio 2016.
17 febbraio 2016 16:27

Il procuratore della repubblica di Colonia ha dichiarato in un’intervista che le aggressioni nei confronti di molte donne la notte di Capodanno sono state raccontate in modo un po’ troppo frettoloso dai mezzi d’informazione internazionali. Questa dichiarazione dimostra che le aggressioni sessuali e gli stupri che sono stati commessi sono solo la punta dell’iceberg di una cultura dello stupro ampiamente condivisa da tutte le comunità.

Nonostante le domande insistenti, mi ero rifiutato di rilanciare qualsiasi informazione dopo le aggressioni della notte di san Silvestro a Colonia. La ricerca di fatti precisi mi riportava sempre alle stesse fonti vaghe, a testimonianze anonime, a cifre che cambiavano da un giorno all’altro. Mi è sembrato opportuno far passare un po’ di tempo prima di commentare.

Tanto più che la vicenda avvantaggiava fin troppo un’estrema destra pronta a leggerci la prova del fatto che l’accoglienza dei profughi siriani e iracheni era un errore, se non l’inizio di una vera e propria invasione. Come ha dimostrato di recente Marine Le Pen, i diritti delle donne possono servire da paravento ipocrita ai più inconfessabili pensieri razzisti.

Dichiarazioni confuse

Innanzitutto occorreva paragonare quella vicenda ad altre, per capire se si trattava di un fatto eccezionale o se quella notte si inseriva nella lunga lista di eventi di massa durante i quali aggressioni di questo tipo sono frequenti. Trattare il 31 dicembre a Colonia come un caso a parte consentiva di puntare il dito (si tratta di una strategia maschile inconscia molto banale) contro i “veri machi”, i “veri prevaricatori”, quelli che non rispettano le donne. Che puntualmente appartengono a categorie svantaggiate e/o alle comunità di migranti. Così da poter affermare che gli altri uomini sono “i buoni”, quelli che rispettano le donne.

Adesso le prime descrizioni fornite da “fonti anonime della polizia tedesca” (una parte della quale, com’è noto, simpatizza con l’estrema destra) si rivelano false.

Dopo aver interrogato quasi trecento persone e aver visionato 590 ore di filmati, il procuratore di Colonia Ulrich Bremer rivela in un’intervista al quotidiano Die Welt che più del 60 per cento delle aggressioni non è stato a sfondo sessuale, ma a scopo di furto. E soprattutto, su 58 aggressori, 55 non erano profughi. Si tratterebbe per la maggior parte di algerini e marocchini residenti in Germania da molto tempo, oltre a tre tedeschi. Sono stati individuati solo due profughi siriani e un iracheno.

In un secondo momento, sicuramente in seguito alle reazioni provocate dalla sua intervista, il procuratore Bremer ha contribuito ad aumentare la confusione annunciando che gli autori delle violenze “rientrano per lo più nella categoria dei profughi”. Salvo poi includere 57 tra marocchini e algerini che, contrariamente a quattro iracheni e tre siriani, non sono “profughi”.

Le aggressioni sessuali e gli stupri fanno parte di una cultura ampiamente condivisa in cui a volte l’alcol funziona da catalizzatore

Le aggressioni di san Silvestro avevano provocato un’ondata di proteste contro la politica del governo tedesco di fronte all’arrivo di profughi siriani e iracheni. “Se dei richiedenti asilo o dei rifugiati si danno a violenze di questo tipo, siamo di fronte a un palese tradimento dei valori dell’ospitalità che deve condurre alla fine immediata del loro soggiorno in Germania”, aveva dichiarato Andreas Scheuer, segretario generale del partito conservatore bavarese Unione cristianosociale (Csu).

Nei giorni successivi, come rappresaglia, alcuni pachistani e siriani sono stati selvaggiamente aggrediti per strada. Si è perfino parlato di un complotto di migranti organizzati per compiere le aggressioni alla stessa ora in diverse città del paese. In Francia, il quotidiano Le Monde ha titolato: “Le violenze di Colonia svelano il volto nascosto dell’immigrazione tedesca”.

Non sto minimizzando le aggressioni sessuali compiute. Al contrario. I fatti dimostrano che si tratta di un problema sistemico che si verifica quando masse di persone invadono le strade e l’alcol scorre a fiumi.

Secondo il quotidiano francese Libération, a Colonia sarebbe stato commesso uno stupro e noi sappiamo che sono state presentate più di quattrocento denunce per aggressioni a sfondo sessuale. L’anno scorso, in occasione della festa di Bayonne sono stati commessi due stupri e un numero imprecisato di aggressioni sessuali, al punto che il sindaco si è sentito in dovere di ricordare pubblicamente in occasione della festa che lo stupro è un reato… In realtà i palpeggiamenti sessuali ai danni delle donne sembrano far parte dei comportamenti abituali in questo tipo di raduni senza che nessuno, a parte qualche associazione femminista, se ne preoccupi. Addirittura il quotidiano Sud Ouest si spinge ad affermare “che nessun incidente grave ha funestato il festival” per poi scrivere, due righe dopo, che sono stati commessi tre stupri.

Durante l’edizione del 2015 della festa di Pamplona, sono state presentate 1.656 denunce (nel 2014 erano state 2.047), quattro delle quali riguardavano aggressioni sessuali. Alla festa della birra di Monaco, vengono presentate in media due denunce ogni anno, secondo l’associazione Sichere Wiesn für Mädchen und Frauen che aiuta le donne durante l’Oktoberfest. Nel 2002 però sono stati contati tredici stupri. Questa cifra dovrebbe essere moltiplicata per dieci, dal momento che di solito le vittime non presentano denuncia.

In conclusione, i fatti di Colonia dimostrano che lungi dall’essere una vicenda particolare legata alla presenza di profughi particolarmente misogini, le aggressioni sessuali e gli stupri fanno parte di una cultura ampiamente condivisa in cui a volte l’alcol funziona da catalizzatore. È dunque con la supremazia maschile in generale che bisognerebbe prendersela, non solo con la cultura degli altri.

Compito quanto mai arduo.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato da Mediapart.

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