25 gennaio 2013 18:30

Quanti milioni (e forse miliardi) di euro di perdite ha nascosto il Monte dei Paschi di Siena in questi ultimi anni speculando sui prodotti derivati? Lo stato e il governo di Mario Monti hanno volontariamente chiuso gli occhi sui trucchi contabili del terzo istituto bancario italiano? E concederanno un prestito, sotto forma di obbligazioni, di 3,9 miliardi di euro per compensare le perdite?

E che cosa sapeva Pier Luigi Bersani, il segretario del Partito democratico, molto legato alla fondazione Monte dei Paschi di Siena, che è la prima azionista della banca toscana?

Il presidente del consiglio Mario Monti, noto per la sua reputazione di inflessibile amministratore del rigore e per la sua onestà, si è visto rimproverare questa “leggerezza”. Un professore di economia, per di più rettore di una delle più prestigiose università italiane, la Bocconi di Milano, vuole concedere un prestito di 3,9 miliardi senza chiedere maggiori garanzie sulla gestione di Mps? Il colmo per Monti.

E, colmo dei colmi, questa somma corrisponde esattamente all’ammontare delle entrate fiscali recuperate dallo stato attraverso l’Imu, che il governo ha reintrodotto fra le ire di tutti gli italiani!

Il caso di Bersani è invece più complicato da spiegare. La fondazione, che detiene il 35 per cento del capitale di Mps, è indissolubilmente legata alla sinistra, la stessa che una volta si chiamava Pci. E che domina a Siena e in quasi tutta la Toscana dal dopoguerra. I tre quarti del suo consiglio di amministrazione sono iscritti al Partito democratico.

A riprova di questa consanguineità tra la politica e la finanza, per venticinque anni i senesi hanno regolarmente eletto dei sindaci che avevano in passato esercitato delle funzioni nella banca o nella fondazione. Ma com’è possibile allora che il segretario del Pd non abbia mai sentito parlare dei problemi di Mps?

Senza aspettare le risposte, i principali avversari di Monti e Bersani si sono scatenati. Dopo che il giornale il Fatto all’inizio della settimana ha rivelato gli affari sporchi di una banca fondata nel 1472 e considerata la “più antica del mondo”. E questi scandali potrebbe ovviamente giocare un ruolo importante nella campagna elettorale, così come potrà giocarlo l’ottima prestazione di Silvio Berlusconi nella trasmissione del giornalista Michele Santoro il 10 gennaio.

Sfruttando l’occasione, la Lega nord, Beppe Grillo e il giudice Antonio Ingroia accusano Monti e Bersani di “cecità” o di “menzogna”, contenti di poter accomunare il capo del governo e il leader favorito nei sondaggi, per i quali si ipotizza un progetto di alleanza dopo le elezioni.

In questo coro di critiche manca solo una voce, quella di Silvio Berlusconi. Ma non è certo un caso, infatti il Monte dei Paschi ha prestato molti soldi al Cavaliere per realizzare i suoi progetti immobiliari negli anni settanta e ottanta. E ancora oggi è attraverso questo istituto che passano i bonifici mensili che l’ex presidente del consiglio elargisce alle ragazze del bunga bunga in cambio del loro silenzio.

Nel frattempo sono i senesi e le loro tradizioni secolari che hanno fatto le spese degli errori della banca. La fondazione, che fra il 1995 e il 2008 aveva distribuito due miliardi di finanziamenti alla città e alla regione, deve ormai limitare la sua generosità di fronte al diminuire dei dividendi.

La squadra di calcio, che gioca in serie A, e quella di pallacanestro, sette volte campione d’Italia, sono state costrette a ridurre le loro spese. E anche il famoso Palio sta subendo le conseguenze dello scandalo: le contrade che partecipano alla competizione equestre non riceveranno i quindicimila che la fondazione dava a ognuna di loro.

(Traduzione di Andrea De Ritis)