30 giugno 2010 00:00

**1. Pulled Apart By Horses, Back to the fuck yeah

**Pestare strumenti a sangue, ferirsi a furia di accordi, ammazzarsi dal vivo: possono anche essere ottime strategie di sopravvivenza, se l’obiettivo è diventare la migliore live band della Gran Bretagna: questi quattro ragazzi di Leeds stanno consolidando una reputazione che li ha portati dagli sgabuzzini dei peggio pub al pratone di Glastonbury. Sul loro album d’esordio imprigionano in studio le loro sfuriate elettriche: riff, ritmo, rabbia e cura dei dettagli per dare nuova linfa al principio filosofico del “cazzomenefrega”.

**2. Oasis, Lord don’t slow me down

**Per chi vuole ripassare il menefreghismo dei Gallagher, ecco spuntare la compilation dei singoli: spocchia e arroganza compulsive, intuizioni fulminanti, un gran talento dissipato e pezzi che non scadono. Nel 2007, tempo dopo aver scritto roba come Wonderwall o Don’t look back in anger, Noel Gallagher sapeva benissimo di essere mediocre in confronto a se stesso, e il furtivo singolo che accompagna il documentario live Lord don’t slow me down è, al tempo stesso, una preghiera fuori tempo massimo e un frutto dolce e tardivo dall’oasi smarrita.

**3. Kids on Dsp, Replay speedometer

**Stranirsi nella psichedelia digitale da iPhone, suonandosela e cantandosela. Gratuito grazie a un magnifico sponsor del reparto jeanseria: Trippy - Replay, variante della piattaforma RjDj, con una serie di ambienti sonori (viaggio intergalattico, nel caso di Speedometer), programmati per reagire all’ambiente attraverso il microfono delle cuffiette: si può parlare, cantare, far rumore o anche solo attraversare i rumori della città, per dare origine a tracce originali registrabili, riproducibili, condivisibili (su rjdj.me), improbabili  ma, insomma, chissene.

Internazionale, numero 853, 2 luglio 2010