Marranzanu nostrum

20 giugno 2018 18:04

1. Raffaele Casarano, Oltremare (feat. Danno)
“Oltre un sogno rubato e pagato col sangue che ti riga le guance ci sta un mare che inghiotte la vita di notte”. Un racconto semplice, tempestivo nella nuova ondata di migrazioni marittime (oggi rese ancor più tragiche dalla politica): una canzone per l’età della Aquarius. Parole del veterano rapper romano Danno (Colle der Fomento), sax ed elettronica di Raffaele Casarano, jazz elegiaco con un’agile ciurma internazionale nell’ennesima azzeccata produzione della Tuk Tuk di Paolo Fresu, scialuppa di salvataggio italiano alle nuove latitudini del blu.


2. Caveiras, Me perco
Due fiorentini a Rio, folgorati su nuovi sentieri del ritmo, si smarriscono nella Einstürzende favela di Rocinha, ma posseduti tipo Quimbanda da demoni di punk dub brasileiro trovano una loro strada drum’n’bossa industrial, tra taniche, bidoni, percussioni di recupero, nella vida da rua e joga a bola, tra movenze da Neymar jr. e mosse di capoeira. Così, conciati a modino ma assistiti da polso e viscere, i due scavenger di tropicalismi se ne escono con l’Ep Cidade oculta, una cosa che si tiene insieme bene, con lo sputo, l’elastico e mille colpi di batucada.

3. Andrea Benini, Marranzanu
A bordo di Drumphilia vol. 1, ipnotico album di ritmi a voluttà da un musico italiano (emigrato a Berlino, e già conosciuto come Mop Mop), ci sono altri mille colpi di marimbe e kalimbe, e maracas e qraqeb o nacchere magrebine. Accanto a drum machine e synth analogici tra l’africano e l’antillano, e aggeggi elettronici da ingegneri teutonici. In tutto questo ben di beat, ecco spuntare lo scacciapensieri o marranzanu. Tornato ultimamente a farsi sentire, sia come base ritmica sia come metallica eco dall’anima della civiltà Mediterranea.

Questa rubrica è uscita il 15 giugno 2018 nel numero 1260 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero| Abbonati

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