22 gennaio 2020 14:20

The Vito Movement
From Palermo
“Ma chi mi sta niscennu ra vucca”? Uno slang, un suono, un mantra a minchia? Sì, sì e sì: una canzone che comincia come un racconto essenziale di vita in inglese maccheronico alla Norma e poi – “Se non balli shame on you” – finisce lost in la Kalsa a ballare, imprecare, sfogarsi. Una parabola del giovane al bivio linguistico, che nel mezzo del rito dionisiaco, sospinto da appiccicose cadenze house, ripesca il dialetto palermitano. Un racconto di dance e identità vissute in maniera forte ma anche labile, come una vita da subwoofer.


Mariposa
Licio
“Vivo e poi rivivo nel ricordo di un passato inespugnabile”. Altri tempi, altre balere: Liscio Gelli è un album quasi di ballabili sperimentali, in cui uno storico gruppo indie svia con vari stratagemmi (dall’ambarabaciccicoccò al calembour) il proprio citazionismo; qui si rimanda agli anni ottanta dei Matia Bazar genialoidi, della Grace Jones di I’ve seen that face before (Libertango), della crescita felice del Partito socialista pre-Hammamet (nel videoclip di questo pezzo, esercizio di animazione in stop motion), e magari anche delle taverne di Paolo Conte.


Georgia
Mellow (feat. Shygirl)
Le ragazze di Londra si divertono, mangiano tutto gluten free, non si drogano, non bevono e non abbandonano nemmeno per scherzo la vita sul dancefloor. È il mood distopico che si respira nell’album Seeking thrills, una cosa di adesso che recupera beats e umori della house music, in un’altra dimensione anni ottanta, sull’asse Chicago-Detroit. Un’antologia di ritmi già sentiti in cassette estinte, e che in mano a questa figlia d’arte (papà era nei Leftfield, duo della dance elettronica anni novanta) giustificano la loro continuata esistenza.


Questo articolo è uscito sul numero 1341 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati