26 febbraio 2020 15:41

1. Deichkind, 1000 Jahre Bier
Un collettivo tedesco, tre uomini con le rime e un canotto, e là fuori anni di birra, civiltà, ubriachezza, rutti ritmo e Rammstein. Cose strane con magniloquente beat da gran Berlino, brutalismo satirico e liberatorio, che un po’ prende in giro e un po’ asseconda una certa voglia di sbraco epico. Da qualche parte tra gli Elii e i Die Antwoord, i Talking Heads e lo Stato Sociale, ma con un’efficienza teutonica nel rilascio di tempeste elettroniche sull’album Wer sagt denn das e nei video (guardare Dinge e assistere al comico sacrificio rituale degli oggetti).


2.Birds on a Wire, Le jeu de la marelle
Partita a campana tra Dom La Nena, poliedrica violoncellista brasiliana, e la sua compagna di giochi, la cantante francostatunitense Rosemary Standley (primo album congiunto del 2014; quello nuovo, Ramages, è in uscita), con una canzone di Nazaré Pereira, chanteuse italobrasiliana con la vocazione di nenie e filastrocche. Dall’originale ereditano parole e malinconie franco/lusitane. Un arrangiamento da cameretta seicentesca ne amplifica la tenerezza con fanciullesca emozione, come se del gioco infantile si percepisse soprattutto la precarietà.


3. Bresh, Che io mi aiuti
Cinque famiglie per palazzina a Bogliasco e crescere tra i rapper di Drilliguria, sentirsi amletici (“ho fatto tanto per non essere come gli altri ma chi prendo in giro?)”. Con il mare che ci mette la faccia, e il vento che sbuffa, Bresh cresce e issa la vela e si scrive il proprio “diariodiboh” immaginandosi il pirata più forte (“piscio sulle tue flotte”) con la sua ciurma nel pezzo che dà il titolo all’album. E dalle labbra salate escono lyrics liguri non tanto nell’accento quanto nel “mock heroic” a muso duro, nel senso del fanciullo per l’avventura della vita.


Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati