L’incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un nella zona demilitarizzata che separa le due Coree, 30 giugno 2019. (Kevin Lamarque, Reuters/Contrasto)

Lo show di Donald Trump in Corea del Nord

L’incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un nella zona demilitarizzata che separa le due Coree, 30 giugno 2019. (Kevin Lamarque, Reuters/Contrasto)
01 luglio 2019 10:48

Il presidente degli Stati Uniti è un genio della diplomazia o un fuoriclasse dello spettacolo televisivo? O forse è entrambe le cose?

Prima di provare a rispondere a queste domande bisogna riconoscere l’efficacia della performance: un semplice tweet è bastato a Trump per diventare il primo presidente americano a mettere piede sul suolo della Corea del Nord.

In diretta sulle tv di tutto il mondo, Trump ha varcato la linea simbolica della zona demilitarizzata tra le due Coree, eredità della Guerra fredda che ancora oggi è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta, oltre che il teatro di un conflitto infinito, visto che dopo la guerra di Corea, finita quasi settant’anni fa, non c’è stato un trattato di pace.

Come ha scritto ironicamente il Washington Post, parafrasando quel che disse l’astronauta Neil Armstrong a proposito dello sbarco sulla Luna: “È stato un piccolo passo per il presidente, ma è stato un passo da gigante per il suo successo televisivo”.

Tuttavia sarebbe sbagliato ridurre l’evento a un puro spettacolo, anche perché la posta in gioco è considerevole. Ed è qui che cominciano le domande. Gli Stati Uniti mantengono ufficialmente l’obiettivo della denuclearizzazione della Corea del Nord – che diversamente dall’Iran possiede già l’arma atomica – ma da quando Trump è arrivato alla Casa Bianca non sono stati fatti passi avanti significativi.

A cambiare è stato il clima generale, con l’improbabile amicizia tra due uomini che hanno tutte le ragioni per essere nemici, a cominciare dal carattere sanguinario del regime nordcoreano. Eppure, per motivi misteriosi, Trump e Kim Jong-un sembrano apprezzarsi a vicenda, malgrado il fallimento del vertice di Hanoi e il test balistico nordcoreano del maggio scorso, minimizzato domenica da Trump ma non dalla sua amministrazione.

I negoziati, dunque, riprenderanno. Ma in fondo sono allo stesso punto in cui si trovavano dopo il primo incontro tra Trump e Kim dell’anno scorso a Singapore, cioè lontani da un accordo che possa portare all’abbandono dell’arma atomica da parte del regime di Pyongyang.

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In generale niente di ciò che fa Donald Trump può essere separato dal suo obiettivo primario: farsi rieleggere l’anno prossimo.

Con questo colpo da maestro alla frontiera tra le due Coree, Trump è riuscito a creare un’immagine destinata a restare nella memoria collettiva e che sarà utilizzata abbondantemente durante la campagna elettorale per mostrare un presidente che supera gli ostacoli invalicabili. A questo punto l’importante sarà assicurarsi che prima del voto di novembre 2020 nessun evento drammatico possa turbare questa immagine, e pazienza se la Corea del Nord ha ancora la bomba atomica.

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