Donald Trump vuole ritirare a ogni costo gli ultimi soldati statunitensi dall’Afghanistan, anche perché si tratta di una delle promesse elettorali che vorrebbe mantenere prima del voto del 2020. Ma quale prezzo è disposto a pagare per far partire i 14mila uomini in servizio nel paese? In Afghanistan è ancora in corso il più lungo intervento militare della storia degli Stati Uniti.

La domanda sorge spontanea dopo la doppia rivelazione dell’ultimo fine settimana. In un solo colpo, o meglio in un solo tweet, Donald Trump ha annunciato di aver invitato i rappresentanti dei taliban il 9 settembre a Camp David, residenza ufficiale a un centinaio di chilometri da Washington, ma anche di aver annullato l’incontro all’ultimo minuto. La notizia ha preso di sorpresa un po’ tutti, da Kabul a Washington.

Secondo Trump il vertice sarebbe stato annullato a causa di un attentato compiuto sabato a Kabul e rivendicato dai taliban, costato la vita a un soldato statunitense. È la fine dei negoziati o solo una tattica di Trump? Lo sapremo presto, visto che la partita è solo rimandata.

Partenze scaglionate
Da circa un anno un emissario degli Stati Uniti negozia in Qatar con i taliban senza la partecipazione del governo di Kabul (pur sostenuto ufficialmente da Washington). Il processo ha subìto un’accelerata in tempi recenti, e i due paesi avrebbero trovato un accordo che permetterebbe a una parte delle truppe statunitensi di lasciare rapidamente l’Afghanistan, mentre la partenza degli altri sarebbe scaglionata in 16 mesi.

L’unica condizione ottenuta dagli statunitensi sarebbe un impegno dei taliban a non permettere che l’Afghanistan sia sfruttato dai gruppi jihadisti internazionali. Non dimentichiamo che sotto il regime dei taliban Al Qaeda aveva organizzato gli attentati dell’11 settembre.

Tuttavia concludere un simile accordo in assenza di un vero processo di pace tra afgani – i taliban non riconoscono il governo di Kabul – significa consegnare il paese ai combattenti islamici che si stanno rafforzando sul piano militare.

In questa vicenda tutti continuano a pensare al Vietnam e al ritiro degli Stati Uniti nel 1973, seguito due anni dopo dalla vittoria comunista

Gli Stati Uniti accetterebbero di lasciare l’Afghanistan? Non ufficialmente, ma se ne assumono il rischio. Il negoziato ha creato forti tensioni con il presidente afgano Ashraf Ghani, eletto in condizioni tutt’altro che perfette ma che hanno il merito di esistere.

In questa vicenda tutti continuano a pensare al Vietnam e al ritiro degli Stati Uniti del 1973, seguito due anni dopo dalla vittoria comunista. All’epoca Henry Kissinger, il negoziatore di Washington, aveva preteso un “intervallo decente” prima che il nord inghiottisse il sud.

Accadrà la stessa cosa in Afghanistan? La vittoria dei taliban e il ritorno dell’oscurantismo sono inevitabili? Davvero non esiste una via di mezzo tra una guerra che gli Stati Uniti e i loro alleati (non dimentichiamo che la Francia ha partecipato fino al 2012) non hanno potuto o saputo vincere e l’abbandono di un paese che si pensava di aver liberato?

Donald Trump sembra aver fatto la sua scelta, malgrado le esitazioni dell’ultimo minuto. Quanto meno si eviterà l’imbarazzo di un vertice con i taliban a 48 ore dall’anniversario dell’11 settembre, casus belli della guerra in Afghanistan, una guerra che a quanto pare è stata completamente inutile.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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