04 maggio 2020 10:02

Il virus potrebbe provocare un genocidio? A sollevare il dubbio è un appello firmato da diverse personalità internazionali che si interrogano sui rischi della pandemia per una delle popolazioni più fragili al mondo: gli ultimi indigeni dell’Amazzonia, in Brasile.

Gli autori dell’appello, pubblicato ieri dai mezzi d’informazione internazionali e indirizzato alle autorità brasiliane, chiedono di agire “con la massima urgenza” per proteggere gli indigeni dell’Amazzonia dall’arrivo del virus, considerato una “minaccia estrema per la loro sopravvivenza”.

L’iniziativa è stata lanciata dal fotografo francobrasiliano Sebastião Salgado, che per anni ha documentato la distruzione della foresta amazzonica, habitat naturale di circa trecentomila persone che appartengono a più di duecento popoli indigeni del Brasile.

La storia si ripete
Inevitabilmente viene da pensare – e l’appello di Salgado vi fa espressamente riferimento – a quello che è accaduto cinque secoli fa, quando i colonizzatori europei arrivarono nel continente americano portando con sé malattie contro le quali le popolazioni native non avevano alcuna difesa immunitaria. All’epoca gli indigeni dell’America meridionale e settentrionale furono decimati da vaiolo, influenza e tifo.

In Messico, nel sedicesimo secolo, il vaiolo fu decisivo per la caduta della città di Tenochtitlan, capitale degli aztechi, assediata dai coloni spagnoli guidati da Hernán Cortés. Quasi la metà della popolazione morì a causa dell’epidemia, e i conquistadores fecero il resto.

L’azione delle autorità che dovrebbero proteggere l’Amazzonia si è ridotta a causa della pandemia

In Brasile, dove l’attuale epidemia di covid-19 ha già fatto più di seimila vittime, la posizione di Jair Bolsonaro fa molto discutere. Il presidente, infatti, sminuisce la minaccia del virus e si oppone all’azione dei governatori che hanno imposto l’isolamento nelle principali regioni del paese.

Il caso dell’Amazzonia è particolare. I territori sono assegnati dalla legge brasiliana ai popoli indigeni, ma da anni subiscono la pressione incessante delle lobby che vorrebbero sfruttarne le risorse economiche e minerarie o disboscarli per favorire l’allevamento e l’agricoltura. Secondo l’appello lanciato il 3 maggio le attività illecite si sono intensificate nelle ultime settimane, anche perché l’azione delle autorità che dovrebbero proteggere l’Amazzonia si è ridotta a causa della pandemia.

Secondo Salgado la popolazione indigena, priva di qualsiasi scudo protettivo contro il virus, è esposta al rischio di un “genocidio causato dalla contaminazione portata dagli intrusi nel suo territorio”.

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Nel 2019 il mondo intero si è commosso davanti agli immensi incendi che hanno colpito l’Amazzonia. In quell’occasione Bolsonaro si era risentito per quella che considerava un’ingerenza, e non ha avuto pace finché non ha distrutto l’arsenale legislativo che proteggeva l’Amazzonia e i suoi abitanti.

Oggi, come l’anno scorso, la minaccia che incombe sulle popolazioni indigene preoccupa il mondo intero. Come sottolineano i firmatari dell’appello, “la scomparsa degli indigeni sarebbe una tragedia colossale per il Brasile e un’immensa perdita per l’umanità”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)