24 giugno 2022 10:03

Bulgaria: un governo messo in minoranza e una coalizione che crolla. Tipiche peripezie della vita politica, si dirà. Se non fosse che questa crisi ha ripercussioni immediate e che il 23 giugno ha fatto naufragare il vertice tra l’Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali. Una crisi simile in un paese da tempo considerato come il più aperto all’influenza di Mosca, situato nei pressi dell’Ucraina e della Russia, ha un significato profondo.

La crisi covava da diverse settimane, ma il voto di fiducia al parlamento bulgaro si è svolto proprio alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles, e ha messo in minoranza il primo ministro Kiril Petkov. Considerato come europeista, il capo del governo ha ricoperto l’incarico solo per otto mesi. Ora la Bulgaria rischia di dover organizzare per la quarta volta elezioni legislative anticipate in autunno.

Il pericolo, in un clima così deleterio, è quello di veder trionfare i partiti nazionalisti filorussi, favoriti dal malcontento creato dall’aumento dei prezzi dell’energia dopo che Mosca ha tagliato la fornitura di gas verso la Bulgaria: un segnale chiaro in un momento in cui l’arma del gas è utilizzata anche in altri paesi europei.

Il colpo di grazia
I motivi di tensione che hanno portato alla caduta della coalizione al potere sono svariati. Ci sono i rapporti con la Russia, certo, ma anche quelli con la Macedonia del Nord (vicino balcanico la cui candidatura all’adesione all’Unione europea è bloccata da Sofia) e la lotta anticorruzione promessa dal primo ministro e poco gradita dai grandi interessi.

A febbraio il primo ministro Petkov ha sollevato dall’incarico il ministro della difesa Stefan Yanev, accusato di aver adottato l’espressione imposta dal Cremlino – “operazione militare speciale” – parlando della guerra in Ucraina. In seguito Yanev ha creato un suo partito filorusso contrario alla consegna di armi all’Ucraina.

In Europa un singolo paese può bloccare qualsiasi procedura

Ma il colpo di grazia è arrivato da un partito nazionalista chiamato Itn (acronimo per C’è un popolo come questo) guidato dal cantante Stanislas Trifonov, che ha rifiutato di appoggiare la decisione del primo ministro di sostenere la candidatura all’Ue della Macedonia del Nord.

Nel quadro della sua presidenza dell’Unione, la Francia aveva proposto un compromesso sui contenziosi storici e culturali che alimentano il conflitto tra i due stati vicini, un accordo che sembrava sul punto di essere accettato. Ma il partito Itn ha fatto saltare tutto. Il 23 giugno, a Bruxelles, i leader dei Balcani hanno espresso tutta la loro amarezza e frustrazione.

In Europa un singolo paese può bloccare qualsiasi procedura. Questa è la conseguenza della regola del consenso che si applica alla maggior parte delle decisioni all’interno dell’Ue. La norma è stata introdotta per garantire che a nessuno stato siano imposte decisioni contrarie ai suoi interessi basilari, ma con il tempo è diventata uno strumento di paralisi.

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L’Ungheria di Viktor Orbán si è specializzata nel bloccare alcune decisioni, schierandosi da sola contro tutti gli altri. Una Bulgaria instabile o controllata dai partiti filorussi rappresenterebbe un ennesimo fattore destabilizzante.

Cancellare la regola dell’unanimità sarebbe un modo per aggirare l’ostacolo, ma una riforma di questo tipo è difficile da introdurre in quanto il rischio è quello di compromettere la coesione dell’Unione. Questo è il prezzo della democrazia in un’Europa in cui molti parlamenti non hanno una maggioranza chiara. E il discorso non si limita certo alla Bulgaria…

(Traduzione di Andrea Sparacino)