08 novembre 2007 00:00

Gli studi demografici preoccupano. Un tempo il problema era la sovrappopolazione. C’erano troppi figli, presto non ci sarebbe stato più posto per tutti.

Le previsioni di Malthus si sarebbero avverate e saremmo morti di fame. Tempo fa ero a Zanzibar e ho ripensato al romanzo di fantascienza di John Brunner, Tutti a Zanzibar, scritto nel 1968. L’autore ipotizzava un futuro così affollato che ci sarebbe voluta un’isola delle dimensioni di Zanzibar per contenere tutta la popolazione del mondo, in piedi, spalla contro spalla.

Ora la preoccupazione è opposta. I cittadini di alcuni paesi – Singapore, Giappone, Spagna e Italia, per fare soltanto qualche nome – non hanno abbastanza figli. La popolazione del Giappone è in calo. Se i cittadini non procreeranno abbastanza, a riempire il vuoto arriveranno gli immigrati.

Poi c’è il problema dell’età: gli anziani sono assistiti da un numero sempre minore di giovani. E man mano che andranno in pensione, ci saranno sempre meno giovani a pagare le tasse necessarie per garantire tutte quelle pensioni.

E infine c’è il problema del rapporto numerico tra i sessi. Madre natura produce dai 105 ai 107 maschi ogni 100 femmine. Questo garantisce che ce ne siano sempre abbastanza anche dopo che alcuni di loro si saranno schiantati con la moto. Purtroppo nei paesi dove avere figli maschi è particolarmente importante, l’avvento dell’ecografia, che consente di conoscere in anticipo il sesso dei nascituri, unito a tecniche abortive sempre più sofisticate, ha sbilanciato il rapporto numerico tra i sessi.

Un esempio è la politica cinese del figlio unico, per cui molti genitori preferiscono avere un maschio. Ormai in Cina il rapporto tra maschi e femmine è di 120 a 100. In India è più o meno lo stesso.

Internazionale, numero 729, 1 febbraio 2008