07 luglio 2014 14:43

Il 1 luglio, nonostante la grave crisi che il paese sta vivendo, il parlamento di Baghdad si è riunito solo per un’ora. I tre principali gruppi, avversari tra loro, si sono presentati all’assemblea senza aver deciso i loro leader.

I curdi non hanno presentato un candidato per la presidenza dello stato per colpa delle divergenze d’opinione tra i due principali partiti curdi, il Partito democratico del Kurdistan e l’Unione patriottica del Kurdistan. I sunniti si sono presentati con due diversi candidati per il posto di presidente del parlamento. Gli sciiti non hanno trovato un accordo sul successore del primo ministro Nuri al Maliki. Ognuna delle parti accusa le altre del fallimento della prima riunione del nuovo parlamento, che tornerà a incontrarsi solo 12 agosto.

Nel frattempo, nuove battaglie intestine si sono aggiunte ai combattimenti tra l’esercito iracheno e i militanti dello Stato islamico.

Sul fronte sciita, ci sono stati degli scontri a Kerbala tra l’esercito governativo e i componenti di una milizia fedele a Mahmoud al Sarkhi, un leader religioso sciita che ha protestato contro la fatwa dell’ayatollah Ali al Sistani (che aveva chiamato alle armi gli sciiti contro gli estremisti sunniti dello Stato islamico). Negli scontri a Kerbala sono morti 45 uomini di Al Sarkhi.

Sul fronte sunnita, a Mosul è scoppiata una disputa tra i jihadisti dello Stato islamico e gli ex esponenti del partito Baath, loro alleati, su chi ha il diritto di amministrare la città.

Sul fronte curdo, i due principali partiti del Kurdistan sono divisi sulla questione dell’indipendenza da Baghdad. Secondo il Partito democratico del Kurdistan è il momento perfetto per realizzarla, mentre l’Unione patriottica del Kurdistan pensa che sia troppo presto.

Tutti questi conflitti senza una soluzione in vista sono troppi per un solo paese. Mi fanno venire in mente la guerra del Libano, che è andata avanti per 15 anni. Nessuno in Libano vuole ricordare quei giorni sanguinosi, anche se il paese sembra essere il prossimo obiettivo dei jihadisti dello Stato islamico.