06 ottobre 2014 13:11

Nonostante i quattromila interventi aerei della coalizione internazionale in Siria e in Iraq, sul terreno la lotta contro l’organizzazione dello Stato islamico non ha ha fatto molti progressi. Ecco perché il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto che la guerra durerà anni. Di fronte all’impossibilità di una vittoria in breve tempo, si moltiplicano le critiche contro il governo iracheno e contro quello della regione autonoma curda.

A Baghdad, i comandanti delle milizie sciite accusano gli ufficiali dell’esercito regolare iracheno di tradimento, e in particolare di aver cooperato con i jihadisti dello Stato islamico. Gli ufficiali, a loro volta, denunciano che i vertici delle forze armate sono poco professionali e poco esperti, aggiungendo che ricoprono i loro incarichi solo grazie ai loro contatti politici.

Nel Kurdistan iracheno sono i due principali partiti curdi ad attaccarsi l’uno con l’altro. Il Partito democratico del Kurdistan (Pdk, guidato dal presidente curdo Massud Barzani) accusa gli avversari dell’Unione patriottica del Kurdistan (Upk) di aver complottato con il governo centrale per congelare gli stipendi dei dipendenti pubblici (dall’inizio del 2014 Baghdad ha bloccato i trasferimenti di denaro pubblico destinati al Kurdistan). L’Upk, dal canto suo, critica i rapporti tra il Pdk e la Turchia: secondo l’Upk, Ankara starebbe aiutando i jihadisti a combattere contro i curdi in Iraq e in Siria.

Dal punto di vista economico, la situazione a Baghdad è molto difficile. Le spese belliche stanno erodendo gran parte dei proventi del petrolio. Se la guerra continuerà a lungo, come prevede Obama, l’Iraq perderà gran parte della sua ricchezza petrolifera per pagare un esercito inefficiente.

In un suo recente articolo il giornalista Saman Nooh, scrive che “l’amministrazione curda non è in grado di pagare i 750 milioni di dollari necessari ogni mese per gli stipendi di un milione di dipendenti pubblici (su una popolazione di 5,5 milioni di curdi)”. Per coprire questa spesa il Governo autonomo del Kurdistan dovrebbe vendere 400mila barili di greggio al giorno a cento dollari il barile. Attualmente la produzione in Kurdistan è di 200mila barili al giorno, ed ecco spiegata la ragione per cui il governo curdo ha estremamente bisogno del denaro pubblico che arriva da Baghdad.

La minaccia del gruppo Stato islamico si espande dalla Turchia, a nord, alla Siria, a ovest, dalla provincia irachena di Ninive, a sudovest, a quella di Diyala, a sud. Le spese per difendere il Kurdistan da questo nemico costringeranno i suoi leader a fare scelte difficili dal punto di vista economico e militare: per esempio, se destinare più soldi alla guerra o ai bisogni della popolazione civile.