Un manifesto elettorale a Baghdad, il 14 aprile 2018.

Le elezioni irachene tra delusione e proteste

Un manifesto elettorale a Baghdad, il 14 aprile 2018.
11 maggio 2018 18:02

C’era qualche speranza di vedere delle novità alle prossime elezioni irachene, che si terranno il 12 maggio. Si sperava che l’importante religioso sciita Ali al Sistani avrebbe detto qualcosa di nuovo e importante nel discorso tenuto lo scorso venerdì 4 maggio.

Tuttavia il suo rappresentante Sheikh Abdul-Mahdi al Karbalai ha ribadito gli stessi consigli di sempre agli elettori: non aspettate che sia qualcun altro a dirvi come o per chi votare, andate a votare se volete le riforme, usate il cervello, tenete in considerazione la storia dei candidati, soprattutto di quelli già al potere, non votate chi è corrotto.

Ventotto milioni di elettori iracheni in diciotto province dovranno scegliere tra settemila candidati per settantuno seggi in parlamento. I volti nuovi tra i candidati sono solo il 20 per cento, per la gran parte sconosciuti all’opinione pubblica. Il resto sono i rappresentanti di gruppi etnici o confessionali di sempre.

Speranze a pezzi
Una triste nuvola di delusione ha oscurato il cielo iracheno a una settimana dal voto, a mano a mano che diventava sempre più prevedibile che a governare per i prossimi quattro anni saranno le stesse coalizioni e gli stessi “grandi squali”.

La gente è preoccupata del fatto che la maggior parte dei corrotti, sebbene inchiodati dalle prove, sia riuscita a sottrarsi senza grosse difficoltà alla giustizia con l’aiuto dei principali partiti al potere. Ecco perché saranno in tanti a boicottare le elezioni rispondendo a una diffusa campagna: non legittimiamo chi ha fatto a pezzi le nostre speranze!

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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