25 ottobre 2021 14:28

Il numero dei ricorsi contro i risultati delle ultime elezioni in Iraq è arrivato a 379. Gli sconfitti, per lo più partiti legati alle milizie filoiraniane, hanno alzato il livello della tensione organizzando proteste nella zona verde di Baghdad, vicino ai palazzi del primo ministro, e minacciando ulteriori mosse se i voti non saranno ricontati a mano. Altre formazioni chiedono l’annullamento delle elezioni perché accusano gli Emirati Arabi Uniti di essere i responsabili dell’“imbroglio elettorale”.

“Sono tutte pressioni per entrare a far parte del prossimo governo”, ha scritto su Twitter Moqtada al Sadr. “Tutti i partiti sono tornati alla retorica del 2005, e fanno appello alla formazione di alleanze su base confessionale”.

Una fonte della coalizione Stato di diritto, guidata dall’ex premier Nouri al Maliki, ha rivelato che per la nomina del governo i leader dei partiti sciiti terranno probabilmente un vertice nella città santa di Najaf sotto la guida di un rappresentante dell’ayatollah Ali al Sistani. Questa è l’unica mossa, spiega la fonte, per evitare una guerra civile tra gli sciiti.

Sull’altro fronte, comincia a prendere forma una coalizione d’opposizione composta da partiti arabi e curdi che controlla circa trenta seggi, a cui si potrebbero unire i rappresentanti dei gruppi che hanno boicottato le elezioni.

È il più ampio fronte d’opposizione in Iraq dal 2003.

(Traduzione di Francesco De Lellis)