Il porto di Kirkenes, in Norvegia. (Denis Caviglia, Getty Images)

I siriani per arrivare in Europa passano dall’Artico

Il porto di Kirkenes, in Norvegia. (Denis Caviglia, Getty Images)
04 settembre 2015 14:44

Un gruppo di profughi siriani ha trovato un modo, nuovo e impegnativo, di entrare in Europa: raggiungendo l’Artico norvegese tramite la Russia, alcuni di loro addirittura attraversano il confine in bicicletta.

Mentre migliaia di profughi che fuggono dai loro paesi devastati dalla guerra rischiano la vita su imbarcazioni sovraccariche per attraversare il Mediterraneo, altri hanno deciso di prendere un aereo fino a Mosca prima di dirigersi verso nord, in Norvegia. Lo ha rivelato Hans Mollebakken, il capo della polizia di Kirkenes, nell’Artico.

È possibile che alcuni di loro abbiano passato anche un po’ di tempo in Russia. “Finora sono circa 150 le persone che hanno attraversato la frontiera quest’anno, perlopiù si tratta di siriani”, ha dichiarato all’Afp. “Il loro numero è aumentato quest’anno”.

Kirkenes è a circa quattromila chilometri da Damasco in linea d’aria. Le temperature invernali scendono regolarmente a meno 15 gradi. Nel 2014, solo una dozzina di richiedenti asilo sono entrati in Norvegia attraverso il valico di frontiera di Storskog, che protegge quello che durante la guerra fredda era uno degli unici confini che dividevano l’Unione Sovietica dalla Nato. È difficile capire perché i siriani che arrivano a Kirkenes abbiano scelto questo itinerario.

La Norvegia, che non è uno stato membro dell’Unione europea, ma appartiene all’area Schengen che permette la libera circolazione delle persone, è guidata da un governo di coalizione di destra che include il Partito progressista, una formazione populista e antiimmigrazione.

Il paese, ricco di risorse petrolifere, ha una politica sui rifugiati piuttosto restrittiva, specialmente se paragonata alla vicina Svezia.

Nel 2014 la Svezia ha registrato il numero più elevato di domande d’asilo nell’Unione europea dopo la Germania, ovvero il tredici per cento del totale. Considerando però la proporzione tra questa cifra e i suoi abitanti, si tratta del paese dell’Unione che si assume più responsabilità nei confronti dei profughi.

Gli inverni cupi sono un problema

Dal momento che il confine tra Russia e Norvegia non si può attraversare a piedi, alcuni hanno trovato una scappatoia giuridica: attraversare il confine in bicicletta. “Abbiamo visto persone che attraversavano il confine in bicicletta nel cuore dell’inverno”, ha dichiarato all’Afp l’ispettore della dogana Goran Stenseth.

“Il freddo, la neve, il buio. Tutte queste cose rappresentano un vero problema per queste persone”. La polizia di Kirkenes ha sequestrato circa venti biciclette, infliggendo multe che arrivano fino a seimila kroner norvegesi (circa 650 euro) a cittadini russi e norvegesi che si facevano pagare per trasportare i migranti oltre il confine.

Quando arrivano in Norvegia, i migranti non vengono rispediti indietro

“Non vogliamo che queste persone vulnerabili siano sfruttate”, ha dichiarato Stenseth. “Stiamo cercando di capire se vengono portati in Norvegia attraverso una rete organizzata di trafficanti, ma finora niente lascia pensare che sia così”, ha aggiunto, facendo notare che i siriani attraversavano il confine da soli, in famiglia o in piccoli gruppi.

“Quelli che arrivano qui sembrano in buona salute e felici di arrivare in Norvegia”. Contrariamente a quanto può accadere in altri paesi europei, quando arrivano alla frontiera, i migranti non vengono rispediti indietro. Dopo che hanno superato il confine norvegese, vengono immediatamente trasportati a Oslo dove vengono registrati prima che il loro caso sia esaminato dalle autorità.

Secondo le autorità norvegesi, quasi mille siriani hanno chiesto asilo nel paese scandinavo dall’inizio dell’anno.

Nel 2015 oltre 320mila profughi hanno attraversato il Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Più di 2.500 sono morti durante la traversata, secondo una statistica ufficiale pubblicata dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Dall’altra parte del mare, cosa spinge i tunisini a partire
Annalisa Camilli
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.