23 aprile 2020 14:54

In questi tempi difficili, che prefigurano fasi due con scuole chiuse e smart working da aggiungere alle incombenze domestiche, sono numerosi i conflitti scoppiati o peggiorati tra genitori separati per la gestione dei figli. Colpa anche di un decreto, il numero 19 del 25 marzo, non sempre comprensibile, che ha allontanato ancora di più famiglie già divise. Il provvedimento parla di “una limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni”.

Se non è una “situazione di necessità” incontrare i propri genitori, mantenere il legame con loro che cosa lo è? Sul sito del governo, tra le domande più frequenti sulle proibizioni riguardo gli spostamenti in caso di figli di separati/divorziati, si legge: “Gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche da un comune all’altro. Tali spostamenti dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario (persone in quarantena, positive, immunodepresse etc.), nonché secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio o, in assenza di tali provvedimenti, secondo quanto concordato tra i genitori”.

Il decreto è il frutto di un’emergenza e quindi forse per questo è poco articolato, ma in realtà non mette in discussione il diritto dei figli minori di vedere i genitori. Tuttavia, sui social network o attraverso il passaparola spesso si diffondono informazioni scorrette. Sulle ragazze e i ragazzi che hanno compiuto da poco i 18 anni – e che nel decreto non sono per niente contemplati – c’è per esempio una confusione assoluta, e anche gli avvocati danno pareri contrastanti. A rigor di legge non possono andare da un genitore all’altro, nemmeno se autosufficienti, cosa che crea molte difficoltà e mette a disagio le famiglie dove ci sono figli sia minorenni sia maggiorenni.

Il risultato è che molte famiglie si sono rassegnate e hanno rinunciato a vedersi, convinte che sia vietato o perché non vogliono imporre ulteriori complicazioni a se stessi e ai figli. “Non mi sono nemmeno troppo informata, per ora mi va bene così”, è la risposta che mi hanno dato molte donne. La sensazione è che il maggior peso ricada proprio su di loro, in particolare su quelle che lavorano da casa e che magari si vedono tagliati o dimezzati gli alimenti (se mai li hanno avuti), così come la possibilità di avere un po’ di tempo per sé.

Cause e sanzioni
Carla Trommino, garante dei diritti dell’infanzia del comune di Siracusa, ha seguito alcuni casi in Sicilia, dove il tutto è complicato da decreti regionali che contrastano con quelli nazionali. “Quello che mi interessa di più ora è dare delle sicurezze ai genitori che devono muoversi, così da consentire ricongiungimenti più sereni. Soprattutto per evitare che i bambini subiscano fermi di polizia e che succeda come nelle scorse settimane è accaduto allo stretto di Messina dove la gente è stata ferma in coda per ore, aumentando tra le altre cose le possibilità di contagio”.

Il 10 aprile una donna di Roma ha raccontato in forma anonima al Corriere della sera di aver denunciato il compagno per sottrazione di minori. L’uomo le ha impedito di tornare a casa, dove vive con lui e due figli, dopo che era stata a Napoli dalla madre malata (con tanto di autorizzazione sanitaria). “È complicato”, spiega l’avvocato divorzista Federica Mondani che ha seguito la donna nella denuncia, “soprattutto per chi non è sposato e non ha la sentenza di un giudice che lo autorizzi in certe situazioni. Se un accordo non c’è e l’altro genitore sfrutta il dramma della pandemia, purtroppo al momento possono nascere situazioni inaspettate”.

Quello che si può fare in questi casi è un’istanza rapida al giudice, ma al momento “rapida significa un mese”, dice Mondani. A volte la sottrazione del minore si aggiunge anche a un mancato adempimento economico: un genitore tiene i figli con sé, appigliandosi a delle scuse per evitare il contagio del nuovo coronavirus, e non versa più gli alimenti. E così, se non c’è l’accordo tra genitori, uno dei due rischia di non riuscire a ricongiungersi con i figli.

Le disposizioni contro la diffusione del virus non dovrebbero far venire meno i diritti di genitori e figli

Se si è fermati dalle forze dell’ordine mentre si va a prendere un figlio o una figlia, e non si è in possesso di una sentenza o di un’email che dimostri l’accordo con l’altro genitore, si rischia una sanzione. Cosa possono fare un padre o una madre messi in difficoltà, soprattutto quando la fiducia in una coppia è venuta meno? “Dimostrare che non ha in nessun caso violato il decreto sugli spostamenti e ha rispettato le regole”, dice l’avvocata Mondani.

Micol De Castillo, una donna siciliana con tre figli minori, ha lanciato una petizione affinché due di loro, che erano andati a trovare il padre a Napoli, potessero tornare da lei in Sicilia. L’ex compagno si era rifiutato di accompagnarli in auto per paura di essere multato. Non avendo nessuna sentenza del giudice, la donna si è rivolta al suo avvocato e ha deciso di rendere pubblico il suo caso.

Alla fine, l’uomo si era convinto a riportare i figli a casa, ma è stato fermato a Villa San Giovanni, e dopo un lungo interrogatorio in cui è intervenuto l’avvocato della donna, è stato fatto passare. Come mi ha detto Ilaria Porqueddu, avvocata di Milano esperta di diritti della famiglia, “le disposizioni contro la diffusione del virus non dovrebbero far venire meno i diritti di genitori e figli”. “Tutti i tribunali a esclusione di quello di Bari”, dice Porqueddu, “si sono espressi affinché le visite potessero continuare regolarmente”.

Tuttavia le coppie “separate di fatto” – cioè quelle che non hanno avviato una procedura legale per farlo – non sono tutelate allo stesso modo. In Italia nel 2018 queste coppie sono il 22 per cento (il dato sale al sud e nelle isole), secondo l’Istat. “Queste persone non erano tutelate nemmeno quando non c’era la pandemia”, aggiunge Porqueddu.

Nuove fratture
Anche tra coppie in cui prima non sembravano esserci troppi problemi si sono create delle fratture. Angela Bonifazio ha tre figli minori e vive a Beirut con il marito. Dal 20 febbraio è a Messina, dove è venuta con il figlio più piccolo per far visita alla madre.
“Avevo sentito qualcosa, ma non mi sono fatta problemi a partire, forse sono stata incosciente, ma era davvero difficile capire allora cosa stava succedendo”. Ora Bonifazio non può tornare a Beirut, i figli potrebbero venire in Italia con un volo straordinario organizzato dall’ambasciata, ma essendo minori non possono volare da soli.

“Se anche ci fossero voli, non saprei nemmeno come andare all’aeroporto”, racconta, “non ho i soldi per un taxi che mi porti a Catania, e non ho parenti né amici che lo farebbero, né potrebbero farlo”. La donna racconta che il marito è infuriato con lei, le addossa tutte le colpe e le rinfaccia di non riuscire a gestire gli altri due figli da solo, visto che lui lavora e loro non vanno a scuola. “Eravamo una famiglia unita, non lo siamo più, nemmeno da lontano”.

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Probabilmente, lì dove c’erano conflitti latenti o crisi già in atto, le misure restrittive hanno inasprito i rapporti e i contenziosi, mentre dove le cose erano state chiarite legalmente sono andate meglio. “Nel caso dei miei clienti”, dice Ilaria Porqueddu, “non ho riscontrato grossi problemi, tutti si sono adattati in modo abbastanza ragionevole a quanto sta succedendo”.

L’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori (Aiaf), di cui Porqueddu fa parte, consiglia a chi è separato di agire secondo buon senso e di adattare le sentenze fissate dal giudice alla situazione emergenziale, magari allungando il periodo di permanenza dal genitore non affidatario, di tenere conto se si vive in comuni diversi, e se uno dei due ha la possibilità di usufruire di un giardino o di uno spazio all’aperto.

Ci sono diversi numeri telefonici attivi in questo periodo di emergenza, in particolare il Centro milanese di psicanalisi offre un servizio molto ben strutturato per aiutare famiglie e bambini.

Ragionevolezza e soluzioni diverse
Laura Carcano, una giornalista di Milano, ha raccontato su Twitter la sua vicenda: a Pasqua, per due volte, la polizia le ha impedito di ricongiungersi alla figlia di tre anni, che aveva passato un periodo dal padre. Il poliziotto ha dichiarato che essendo giornate di festa il decreto non era valido, sbagliandosi. “Non è con il poliziotto che me la prendo, ma con chi non aiuta gli agenti a recepire in modo chiaro cosa devono fare”, ha scritto la donna in un tweet.

“Una gestione militaresca dell’emergenza mette i cittadini contro le forze dell’ordine, mentre loro sono sempre, ricordiamolo, dalla parte dei cittadini. Il vero problema è che non si dovrebbero usare per questo tipo di cose”, dice a Internazionale Gemma Gasponi, avvocata penalista di Bologna.

Gasponi ricorda che la “ragionevolezza” è il criterio che il legislatore non deve mai dimenticare e che in ogni caso una legge fatta in parlamento vale più di un decreto del governo. Senza citare il diritto di unità familiare, la convenzione dei diritti del fanciullo, il diritto dei minori, ma anche soltanto l’articolo 2 della nostra costituzione, l’avvocata dice che i diritti inviolabili dell’uomo non devono essere dimenticati.

Sulla questione dei figli maggiorenni da poco si aprono varie questioni: come si è già detto, dal decreto sono considerati alla stregua degli adulti. Quindi in linea teorica non possono andare a casa del genitore dove non hanno la residenza, e soprattutto devono muoversi autonomamente, spesso con mezzi pubblici, quindi aumentando il rischio di contagio.

Valentina G. fa la photo editor per una rivista e ha due figli neomaggiorenni che non vede quasi dall’inizio della pandemia. I ragazzi hanno la residenza nella casa del padre e non possono quindi andare da lei. Inoltre, lavora molto al computer, non sarebbe facile connettersi in tre, né avere computer per tutti. La donna, come tutte le altre con cui ho parlato, è rassegnata a non vedere i figli per un po’. Ma se questa emergenza, com’è immaginabile, durerà ancora mesi, magari a fasi alterne, bisognerà trovare altre soluzioni rispetto a quelle adottate finora con i decreti.