Il pomeriggio del 7 gennaio l’esercito siriano ha sparato dei colpi d’artiglieria contro i due quartieri curdi della città di Aleppo, nel nord della Siria, dopo la scadenza del termine concesso agli abitanti per andarsene, ha riferito un giornalista dell’Afp.
In precedenza le forze armate siriane avevano affermato che i due quartieri sarebbero stati considerati “zona militare” a partire dalle 15 e avevano creato dei “corridoi umanitari” per i civili.
Il 6 gennaio almeno nove persone erano morte negli scontri tra forze governative e combattenti curdi nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh.
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I combattimenti in corso sono i più gravi tra il nuovo potere siriano e le forze curde, che finora non sono riusciti ad applicare un accordo firmato a marzo che prevedeva l’integrazione delle istituzioni dell’amministrazione autonoma curda nello stato.
I corrispondenti dell’Afp hanno riferito di migliaia di persone in fuga dai quartieri curdi della seconda città della Siria.
“Siamo fuggiti dal quartiere Sheikh Maqsoud, ma non sappiamo dove andare”, ha dichiarato all’Afp Ahmad, 38 anni, che portava un figlio sulle spalle. “Quattordici anni di guerra civile possono anche bastare”, ha aggiunto.
L’esercito siriano aveva avvertito che “a partire dalle 15 le postazioni delle Forze democratiche siriane (Fds, a maggioranza curda, ndr) nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh saranno considerate un obiettivo legittimo”, invitando gli abitanti ad andarsene immediatamente.
Un’alta funzionaria curda, Elham Ahmed, ha accusato le autorità siriane di condurre “una guerra genocida” contro il popolo curdo, prima di lanciare un appello al dialogo.
La sera del 6 gennaio le autorità avevano annunciato la chiusura per ventiquattr’ore dell’aeroporto, degli uffici governativi e delle scuole e delle università di Aleppo.
Ad aprile centinaia di combattenti delle Fds si erano ritirati dai due quartieri curdi come prevedeva l’accordo firmato con le nuove autorità siriane.
I curdi, un’importante minoranza etnica, controllano vaste aree nel nordest del paese, ricche di petrolio e grano.
Sostenute dagli Stati Uniti, le Fds hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro il gruppo jihadista Stato islamico, sconfitto in Siria nel 2019.
Durante la guerra civile siriana (2011-2024), Aleppo è stata teatro di violenti combattimenti prima che le forze del presidente Bashar al Assad, poi deposto nel dicembre 2024, riprendessero il controllo dei quartieri occupati dai ribelli, provocando l’esodo di una parte della popolazione.