L’11 gennaio il governo siriano si è assicurato il controllo di Aleppo, nel nord della Siria, dopo giorni di combattimenti mortali in due quartieri curdi. I combattenti curdi sono stati trasferiti nell’area autonoma gestita da questa minoranza nel nordest del paese.
I combattimenti, i più violenti nella seconda città della Siria dalla caduta del regime di Bashar al Assad nel dicembre 2024, rischiavano di compromettere la difficile transizione in corso nel paese, devastato da quasi quattordici anni di guerra civile.
Erano scoppiati in un momento in cui i negoziati per l’attuazione di un accordo firmato nel marzo 2025, il cui obiettivo è integrare le istituzioni dell’amministrazione autonoma curda nel nuovo stato siriano, erano a un punto morto.
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Dopo aver rifiutato di arrendersi per ore, i combattenti curdi asserragliati nella loro roccaforte del quartiere di Sheikh Maqsoud hanno lasciato Aleppo nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, salendo su pullman diretti verso il nordest del paese.
In totale le forze siriane hanno trasferito 419 combattenti, 59 dei quali feriti, ha dichiarato all’Afp un funzionario del ministero dell’interno che ha chiesto di rimanere anonimo. Sui pullman c’erano anche i corpi di un numero imprecisato di combattenti morti.
Nella città curda di Qamishli, nel nordest del paese, centinaia di persone hanno accolto i pullman tra rabbia e promesse di vendetta, ha riferito un giornalista dell’Afp presente sul posto.
“Vendicheremo i nostri martiri”, ha affermato Umm Dalil, una donna di 55 anni, mentre la folla gridava slogan contro il presidente Ahmed al Sharaa.
Oltre ai combattenti trasferiti, altri trecento curdi sono stati arrestati ad Aleppo, secondo il funzionario del ministero.
I combattimenti scoppiati il 6 gennaio ad Aleppo hanno causato almeno 24 morti e 129 feriti, oltre a circa 155mila sfollati, secondo le autorità.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’ong con sede all’estero ma che dispone di una vasta rete d’informatori nel paese, ha invece fornito un bilancio più alto, di 60 morti tra combattenti curdi e soldati, oltre a 45 civili.
Ha anche denunciato “esecuzioni extragiudiziali” compiute dalle forze governative nel quartiere di Sheikh Maqsoud.
Le nuove autorità siriane si erano più volte impegnate a proteggere le minoranze. Ma i combattimenti ad Aleppo sono il terzo episodio di violenze contro le minoranze, dopo i massacri di alawiti nell’ovest del paese a marzo e gli scontri con i drusi nel sud a luglio.