Il 21 gennaio il parlamento europeo ha approvato il rinvio alla corte di giustizia dell’Unione europea dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, una decisione che è stata accolta dalle grida di gioia degli agricoltori riuniti a Strasburgo.
I deputati europei hanno approvato il rinvio con 334 voti a favore, 324 contrari e undici astensioni.
L’esito della votazione potrebbe bloccare l’entrata in vigore del trattato con il blocco latinoamericano per mesi, anche se la Commissione europea avrebbe la possibilità di applicarlo in via provvisoria.
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L’esecutivo europeo non ha ancora preso una decisione in merito, ma il 21 gennaio ha espresso “profonda delusione”.
Grande sostenitore dell’accordo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito “deplorevole” la decisione del parlamento europeo, invitando la Commissione ad applicarlo “a titolo provvisorio”.
Il governo francese, invece, l’ha accolta con favore.
Davanti alla sede del parlamento europeo a Strasburgo, l’esito della votazione è stato accolto dalle grida di gioia di circa seicento agricoltori. Il giorno prima migliaia di agricoltori avevano partecipato a una manifestazione di protesta in città.
Secondo alcune stime, il rinvio alla corte di giustizia potrebbe ritardare di un anno e mezzo la votazione finale dell’accordo al parlamento europeo. Negoziato a partire dal 1999, il trattato punta a creare una delle più grandi aree di libero scambio del mondo, che comprenderebbe l’Unione europea, il Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, cioè più di 700 milioni di consumatori.
Considerazioni di carattere nazionale hanno influito sull’esito della votazione più di quelle di appartenenza politica. Gli 81 deputati francesi, per esempio, si erano tutti impegnati a votare per il rinvio alla corte di giustizia.
Il tedesco Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe, centrodestra), aveva cercato di evitare il rinvio alla giustizia, definendo il trattato di libero scambio con il Mercosur “una mossa anti-Trump”, nella speranza di convincere gli indecisi.
I sostenitori del trattato sottolineavano infatti la necessità di adottare l’accordo il più rapidamente possibile, in un momento in cui il presidente statunitense Donald Trump minaccia dazi aggiuntivi contro vari stati europei per la questione della Groenlandia.
Eliminando gran parte dei dazi, il trattato dovrebbe favorire le esportazioni europee di automobili, macchinari, vini e formaggi, e facilitare l’ingresso in Europa di carne bovina, pollame, zucchero, riso, miele e soia sudamericani.
Secondo i detrattori, aggraverà però la crisi dell’agricoltura europea con l’arrivo di prodotti meno costosi e non necessariamente conformi alle norme ambientali dell’Ue.