Il 22 gennaio, al termine di un incontro con Donald Trump a Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha evocato delle discussioni “trilaterali” tra Ucraina, Stati Uniti e Russia che potrebbero svolgersi questa settimana negli Emirati Arabi Uniti.

“Penso che il primo incontro trilaterale si svolgerà tra domani e dopodomani”, ha dichiarato, aggiungendo che “i russi devono essere pronti a fare compromessi”.

Zelenskyj non ha precisato come si svolgeranno i colloqui, né se i rappresentanti ucraini e russi discuteranno direttamente.

Al termine dell’incontro Trump ha invece esortato la Russia a mettere fine al conflitto.

“La guerra deve finire”, ha dichiarato il presidente statunitense ai giornalisti che gli chiedevano di mandare un messaggio al suo collega russo Vladimir Putin.

Zelenskyj ha affermato che il dialogo con Trump “non è mai semplice”, sottolineando però che i documenti relativi all’accordo per mettere fine alla guerra “sono quasi pronti”.

“C’è ottimismo, ma ribadisco che il sostegno del presidente Trump è indispensabile. Nessuna garanzia di sicurezza per l’Ucraina può funzionare senza gli Stati Uniti”, ha dichiarato.

“Anche perché l’Europa, anziché diventare una grande potenza mondiale, rimane un caleidoscopio, bello ma frammentato, di stati piccoli e medi”, ha aggiunto.

“Un unico punto da risolvere”

Lo stesso giorno Trump ha svelato un piano per una “nuova Gaza” che trasformerebbe il territorio palestinese devastato da due anni di guerra in un lussuoso complesso di grattacieli lungo la costa. Secondo il presidente statunitense, il piano potrebbe concretizzarsi entro tre anni.

Autoproclamatosi pacificatore, in mattinata Trump aveva anche firmato la “carta” del suo nuovo “consiglio di pace”, che lui stesso presiederà e che dovrebbe contribuire a risolvere i conflitti nel mondo, “in coordinamento con le Nazioni Unite”, ha promesso. Erano presenti i leader di una ventina di paesi che hanno accettato di far parte dell’organismo.

Trump ha rivelato che anche Putin sta valutando se aderire al consiglio di pace, una prospettiva che preoccupa gli alleati degli Stati Uniti, in particolare l’Ucraina.

“Rimane un unico punto da risolvere” nei negoziati per mettere fine al conflitto tra Ucraina e Russia, ha affermato il 22 gennaio a Davos l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, prima di partire per Mosca con il genero di Trump, Jared Kushner, per incontrare Putin.

Witkoff si riferiva probabilmente alla questione territoriale nell’est dell’Ucraina, perché anche Zelenskyj ha ribadito che “non è stata ancora trovata una soluzione”.