A meno di un mese dalla cattura di Nicolás Maduro, il 29 gennaio il Venezuela ha adottato, sotto la pressione degli Stati Uniti, una riforma del settore petrolifero che prevede l’apertura alle aziende private. Subito dopo Washington ha annunciato una revoca parziale delle sanzioni imposte nel 2019.
“Stiamo compiendo dei passi storici. Oggi ho avuto una conversazione telefonica con il presidente Donald Trump e con il segretario di stato Marco Rubio”, ha dichiarato la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez durante una manifestazione filogovernativa dei lavoratori del settore petrolifero.
Washington ha revocato le sanzioni contro l’azienda petrolifera statale venezuelana Pdvsa, autorizzando di fatto le aziende statunitensi a farci affari.
Allo stesso tempo Trump ha annunciato il 29 gennaio di aver chiesto la riapertura dello spazio aereo venezuelano ai voli commerciali. “I cittadini statunitensi potranno presto viaggiare in Venezuela in totale sicurezza. Il paese è sottoposto a un controllo molto stretto”, ha precisato.
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L’annuncio della revoca parziale delle sanzioni è arrivato pochi minuti dopo l’adozione da parte dell’assemblea nazionale venezuelana della riforma della legge sugli idrocarburi, che apre il settore alle aziende private stravolgendo il modello socialista ereditato dall’ex presidente Hugo Chávez (1999-2013).
Molti analisti hanno sottolineato che si trattava di una precisa richiesta di Trump.
“Grazie a questa riforma smetteremo di dire che abbiamo le riserve più grandi del mondo e cominceremo a dire che siamo tra i principali produttori di petrolio del mondo”, ha dichiarato il presidente dell’assemblea nazionale Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim.
Finora lo sfruttamento del petrolio venezuelano era riservato allo stato o ad aziende miste in cui lo stato aveva la maggioranza.
La nuova legge autorizza le aziende private a sfruttare, distribuire e commercializzare il petrolio senza il coinvolgimento dello stato. Dovrebbe inoltre stimolare l’esplorazione petrolifera, finora riservata a quest’ultimo.
Anni di cattiva gestione e di corruzione avevano fatto passare la produzione petrolifera da un picco di più di tre milioni di barili al giorno all’inizio degli anni duemila a un minimo di 350mila al giorno nel 2020.