La candidata del partito di destra al potere, Laura Fernández, fautrice della linea dura contro la criminalità e il narcotraffico, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni presidenziali del 1 febbraio in Costa Rica.

Con l’88 per cento delle schede scrutinate, Fernández, una politologa di 39 anni, ha avuto quasi il 49 per cento dei voti, cioè nove punti percentuali in più di quelli necessari per essere eletta al primo turno.

Il suo principale avversario, l’economista di centrodestra Álvaro Ramos, ha ottenuto il 33 per cento dei voti e ha riconosciuto la sconfitta.

Scelta dal popolare presidente uscente Rodrigo Chaves, Fernández, un’ex ministra, si è autoproclamata “presidente eletta” durante una telefonata con il suo mentore, trasmessa alla tv.

Secondo l’opposizione, il vero obiettivo del suo piano di riforme in materia di sicurezza e di riforme istituzionali è trasformare la Costa Rica in uno stato autoritario, sul modello del Salvador guidato da Nayib Bukele, il primo leader a congratularsi con lei.

Dopo l’annuncio dei risultati, migliaia di sostenitori di Fernández sono scesi in piazza nella capitale San José e in altre città per festeggiare.

Circa 3,7 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente e i 57 deputati dell’assemblea legislativa.

Fernández s’insedierà l’8 maggio come seconda presidente donna nella storia del paese, dopo Laura Chinchilla (2010-2014).

La sua vittoria consolida ulteriormente l’ascesa della destra in America Latina, dopo le recenti vittorie in Cile, Bolivia e Honduras, mentre il 2026 sarà caratterizzato dalle elezioni presidenziali in Brasile e Colombia, attualmente governati dalla sinistra.

Sotto la presidenza Chaves il tasso di omicidi ha raggiunto un picco storico di 17 ogni centomila abitanti, con il governo che accusa il sistema giudiziario di non fare abbastanza contro la criminalità organizzata.

Le autorità attribuiscono la maggior parte degli omicidi alle bande criminali, che hanno trasformato la Costa Rica, un tempo uno dei paesi più sicuri della regione, in un importante centro logistico per il traffico di droga.

In campagna elettorale Fernández si era impegnata a completare la costruzione di un megacarcere sul modello di quello già in funzione in Salvador, a inasprire le pene e a proclamare lo stato d’emergenza nelle zone con un alto tasso di violenza.

L’opposizione teme che Fernández voglia modificare la costituzione per permettere a Chaves di ricandidarsi tra quattro anni, cosa attualmente vietata.

Dopo aver votato, l’ex presidente Óscar Arias, premio Nobel per la pace nel 1987, ha affermato che “è in gioco la sopravvivenza della democrazia”. “La prima cosa che fanno i dittatori è modificare la costituzione per rimanere al potere”, ha aggiunto.