Il 15 febbraio la difesa civile della Striscia di Gaza ha annunciato che almeno dodici persone sono morte negli attacchi israeliani nel territorio, mentre l’esercito israeliano ha affermato di aver reagito a una violazione del cessate il fuoco.
Israele e il gruppo palestinese Hamas si accusano reciprocamente di continue violazioni del cessate il fuoco, entrato in vigore il 10 ottobre dopo due anni di guerra.
Secondo la difesa civile, uno degli attacchi israeliani ha preso di mira una tenda degli sfollati nel settore di Jabalia, nel nord della Striscia, uccidendo cinque persone.
Un altro attacco ha causato la morte di cinque persone a Khan Yunis, nel sud, mentre altre due persone sono state uccise nella città di Gaza e a Beit Lahia.
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L’esercito israeliano ha affermato di aver condotto gli attacchi dopo aver individuato “numerosi terroristi armati rintanati tra le macerie, probabilmente dopo essere usciti da installazioni sotterranee”, nel settore di Beit Hanun (nord).
L’esercito, che ha denunciato una “flagrante violazione” del cessate il fuoco, ha aggiunto che gli uomini avevano oltrepassato la linea gialla, che delimita l’area ancora occupata dalle forze israeliane.
“Prendere di mira gli sfollati nelle tende è una grave violazione dell’accordo di cessate il fuoco”, ha dichiarato invece il portavoce di Hamas Hazem Qassem.
Nonostante i frequenti episodi di violenza, a metà gennaio gli Stati Uniti avevano annunciato di essere passati alla seconda fase del piano del presidente Donald Trump per mettere fine alla guerra.
La seconda fase prevede il ritiro graduale dell’esercito israeliano, il disarmo di Hamas e l’invio di una forza di stabilizzazione internazionale.
L’esercito controlla ancora più del 50 per cento del territorio, mentre Hamas rifiuta di consegnare le armi alle condizioni poste da Israele.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono stati uccisi 601 palestinesi e quattro soldati israeliani.