Il 16 febbraio il segretario di stato statunitense Marco Rubio, in visita a Budapest, in Ungheria, ha augurato al primo ministro sovranista Viktor Orbán, uno stretto alleato di Donald Trump, di vincere le elezioni legislative del 12 aprile.

“Il presidente Trump tiene molto al vostro successo, che sarebbe anche il nostro successo”, ha dichiarato durante una conferenza stampa congiunta, rivolgendosi direttamente a Orbán, in difficoltà nei sondaggi.

Trump è molto legato al premier ungherese, che definisce “un uomo forte con la capacità di ottenere risultati fenomenali”.

Orbán ha invece annunciato che in settimana raggiungerà Washington per partecipare alla riunione inaugurale del “consiglio di pace” del presidente statunitense.

Orbán, 62 anni, sta affrontando la sfida più difficile dal suo ritorno al potere nel 2010, con il suo partito Fidesz superato nei sondaggi dalla formazione d’opposizione Tisza, guidata da Péter Magyar.

In un discorso tenuto il 14 febbraio, il premier si era impegnato a portare avanti la sua offensiva contro “le pseudo-organizzazioni della società civile, i giornalisti, i giudici e i politici corrotti”.

Orbán è accusato da molti partner dell’Unione europea di aver impresso una svolta autoritaria al paese, mettendo a tacere le voci critiche nella magistratura, nel mondo accademico, nei mezzi d’informazione e nella società civile, e limitando i diritti delle minoranze.

È anche considerato filorusso per gli ottimi rapporti con il presidente Vladimir Putin.

Arrivato a Budapest la sera del 15 febbraio, Rubio aveva subito assistito a una messa nella basilica di Santo Stefano.

La mattina del 16 febbraio ha avuto un colloquio con Orbán, prima di ripartire per Washington.

In precedenza era stato a Bratislava, dove aveva incontrato il primo ministro slovacco Robert Fico, un altro leader nazionalista legato a Trump.

Il 14 febbraio, in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in Germania, aveva invitato l’Europa a difendere la civiltà occidentale minacciata, secondo l’amministrazione Trump, dall’immigrazione di massa.

Dopo aver cercato di rassicurare gli europei sui piani statunitensi per la Nato e la Groenlandia, li aveva esortati a unirsi dietro alla visione del presidente statunitense.