Il 4 febbraio la giustizia ungherese ha condannato l’antifascista Maja T., di nazionalità tedesca, a otto anni di prigione per aver aggredito dei neonazisti durante una manifestazione a Budapest, in Ungheria, nel 2023.

La pena comprende il periodo già trascorso dietro le sbarre da Maja T., che rifiuta lo schema binario maschile-femminile riguardo al genere sessuale, dopo l’arresto a Berlino nel dicembre 2023 e l’estradizione in Ungheria nel giugno 2024, che aveva suscitato forti critiche.

“Sappiamo tutti che il primo ministro ungherese vuole una condanna”, aveva dichiarato Maja T. prima della sentenza, riferendosi a Viktor Orbán.

Al momento non è chiaro se l’attivista potrà scontare la pena nel suo paese d’origine, come chiedono i suoi familiari e i suoi sostenitori, che avevano più volte denunciato un processo politico in Ungheria, un paese che considera gli attivisti antifascisti un’organizzazione terroristica.

“Questa sentenza di condanna è il culmine di molti anni d’ingiustizie”, ha dichiarato Wolfram Jarosch, padre di Maja T.

L’attivista rischiava una condanna più pesante, fino a 24 anni di prigione.


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Nel nido dei serpenti. La storia di Maja T.
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Maja T., 25 anni, fa parte di un gruppo di 19 antifascisti europei accusati dall’Ungheria di aver aggredito nove militanti di estrema destra a margine di un raduno neonazista a Budapest, nel 2023. Secondo l’accusa, le vittime avevano riportato contusioni multiple.

L’atto d’accusa citava violenza aggravata, tentato omicidio e partecipazione a un’organizzazione criminale.

L’estradizione di Maja T. verso l’Ungheria aveva suscitato forti critiche in Germania.

Pochi mesi dopo era stata anche contestata dalla corte costituzionale tedesca, secondo cui non erano state prese adeguatamente in considerazione le condizioni di detenzione in Ungheria, soprattutto per una persona non binaria.

La procura generale del tribunale di Berlino aveva reagito alle critiche sottolineando presunte “garanzie” offerte da Budapest riguardo a un ritorno di Maja T. in Germania in caso di condanna.

Nel giugno 2024 le autorità ungheresi avevano dovuto scarcerare Ilaria Salis, un’italiana accusata di far parte del gruppo di 19 antifascisti, dopo la sua elezione al parlamento europeo.