Un anno dopo la morte per ipotermia di un’alpinista di 33 anni abbandonata sulla vetta più alta dell’Austria, il 19 febbraio la giustizia austriaca ha condannato il fidanzato a cinque mesi di reclusione, con sospensione della pena, per omicidio colposo aggravato.

L’uomo, identificato come Thomas P., 37 anni, che nel gennaio 2025 aveva intrapreso con lei la scalata del Grossglockner (3.798 metri), è stato riconosciuto colpevole in primo grado dal tribunale di Innsbruck, nel Tirolo (ovest).

La difesa ha reagito alla condanna annunciando che l’uomo, che dovrà anche pagare una multa da 9.400 euro, presenterà ricorso.

Durante il processo si era dichiarato non colpevole.

Ma secondo il giudice, era di gran lunga l’alpinista più esperto e la vittima, Kerstin G., era “sotto la sua responsabilità”.

Il giudice ha sottolineato che i due erano partiti troppo tardi, mal equipaggiati, e che Thomas P. non aveva reagito in modo adeguato al peggioramento delle condizioni meteorologiche, mancando al suo dovere di tornare indietro prima o chiamare i soccorsi in tempo.

Il precedente del 2023

L’imputato si è difeso affermando che la situazione era degenerata quando la sua fidanzata non era più riuscita ad andare avanti.

A quel punto era sceso da solo a tarda notte per cercare aiuto, ma il corpo della fidanzata era stato trovato solo la mattina dopo.

Le analisi avevano poi dimostrato che la vittima soffriva di un’infezione virale.

Un’ex fidanzata dell’imputato, Andrea B., ha raccontato in aula i dettagli di una scalata del Grossglockner effettuata con lui nel 2023.

Durante la discesa, nel cuore della notte, lui l’aveva lasciata solo perché era “troppo lenta”. Di fronte alle sue proteste, le aveva detto di “non farne un dramma”.