In piena escalation militare con l’Iran, il 19 febbraio il presidente statunitense Donald Trump ha riunito per la prima volta a Washington il suo “consiglio di pace”, durante il quale vari paesi hanno annunciato i loro contributi in denaro e uomini per la ricostruzione della Striscia di Gaza.
L’Iran deve concludere un accordo o succederanno “cose brutte”, ha minacciato Trump nel suo discorso, dando a Teheran un ultimatum di dieci giorni, mentre gli Stati Uniti hanno schierato forze massicce nella regione.
In apertura della riunione un eterogeneo gruppo di leader stranieri amici di Trump o in cerca del suo appoggio ha elogiato la sua leadership, mentre il presidente assaporava il suo momento di gloria.
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“Aiuteremo Gaza. Sistemeremo le cose. Sarà un grande successo. Porteremo la pace e faremo lo stesso in altri luoghi caldi del mondo”, ha dichiarato il presidente statunitense.
Quasi cinquanta paesi, di cui solo una parte membro a pieno titolo del consiglio, oltre all’Unione europea, presente in qualità di “osservatore”, hanno partecipato alla riunione, in cui si è discusso soprattutto della stabilizzazione della Striscia di Gaza.
Gli attacchi proseguono a un ritmo quotidiano a Gaza, dove Israele e Hamas si accusano reciprocamente di violare l’accordo di cessate il fuoco.
La seconda fase del piano di pace di Trump prevede il ritiro graduale dell’esercito israeliano, che controlla ancora più del 50 per cento del territorio, e l’invio di una forza di stabilizzazione internazionale, oltre al disarmo di Hamas.
Trump ha dichiarato che vari paesi, soprattutto del Golfo, si sono impegnati a fornire “più di sette miliardi di dollari” per la ricostruzione del territorio.
Ha anche annunciato un contributo statunitense di dieci miliardi di dollari per il consiglio di pace.
L’Indonesia, paese a maggioranza musulmana, assumerà il ruolo di vicecomandante della forza di stabilizzazione, ha affermato il generale statunitense Jasper Jeffers. Il comando spetterà invece agli Stati Uniti.
Jeffers ha precisato che, oltre all’Indonesia, altri quattro paesi – Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania – si sono impegnati a inviare truppe.
L’Indonesia si è detta pronta a fornire ottomila soldati alla forza di stabilizzazione, su un totale di circa ventimila.
Il nuovo alto rappresentante per Gaza, il diplomatico bulgaro Nikolay Mladenov, ha annunciato l’inizio del reclutamento di una nuova forza di polizia palestinese a Gaza, sottolineando che duemila persone si sono già offerte volontarie.
L’Egitto e la Giordania si sono impegnati a formare gli agenti.
Mentre era in corso la riunione del consiglio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che non era presente, ha però insistito sulla necessità di disarmare Hamas prima di qualsiasi ricostruzione di Gaza.
La maggior parte degli alleati tradizionali e dei grandi rivali degli Stati Uniti non ha partecipato alla riunione del consiglio di pace.
La Francia ha criticato aspramente la presenza come osservatrice della commissaria europea Dubravka Šuica, sottolineando che non aveva ricevuto alcun mandato per partecipare.