Vladimir Putin “non ha raggiunto i suoi obiettivi di guerra” e “non ha piegato l’Ucraina”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj in un videomessaggio diffuso il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’invasione russa.
L’obiettivo iniziale della massiccia offensiva russa era rovesciare il governo ucraino nel giro di pochi giorni, ma il piano era fallito a causa della resistenza di Kiev. Da allora la guerra ha causato centinaia di migliaia di vittime tra morti e feriti.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha reagito alle parole di Zelenskyj concordando sul fatto che “gli obiettivi della Russia non sono ancora stati raggiunti, ed è proprio per questo che l’operazione militare speciale è ancora in corso”.
Peskov ha però aggiunto che molti degli obiettivi del Cremlino sono stati raggiunti, sottolineando che quello principale era “garantire la sicurezza degli abitanti” del Donbass, composto dalle regioni di Donetsk e Luhansk, nell’est dell’Ucraina.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa sono arrivati il 24 febbraio a Kiev per manifestare il sostegno dell’Unione europea (Ue) all’Ucraina.
Von der Leyen ha dichiarato sul social network X di voler “inviare un messaggio chiaro al popolo ucraino e all’aggressore: non smetteremo di sostenere l’Ucraina finché la pace non sarà ristabilita”.
Zelenskyj ha esortato l’Ue a fissare una data per l’adesione del suo paese, “altrimenti Putin troverà il modo di bloccarla per decenni”.
Il 23 febbraio i ventisette paesi membri non avevano potuto approvare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia a causa del veto posto dall’Ungheria.
“È una battuta d’arresto che non ci voleva, alla vigilia del quarto anniverario della guerra, ma continueremo a sostenere Kiev”, aveva dichiarato la responsabile della diplomazia europea Kaja Kallas al termine di una riunione dei ministri degli esteri a Bruxelles.
Budapest aveva preannunciato la sua intenzione di bloccare l’adozione delle sanzioni fino a quando non otterrà la ripresa delle forniture di petrolio russo attraverso un oleodotto, attualmente danneggiato, che passa per l’Ucraina.
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva inoltre assicurato che, per lo stesso motivo, il suo paese bloccherà anche un prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina, approvato a dicembre.
Intanto, secondo un rapporto messo a punto da Kiev, dall’Ue, dalle Nazioni Unite e dalla Banca mondiale, pubblicato il 23 febbraio, la ricostruzione dell’Ucraina dopo il conflitto costerà circa 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio.