Il 27 febbraio il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo in guardia gli Stati Uniti da “richieste eccessive” nei negoziati bilaterali in corso, smorzando l’ottimismo manifestato il giorno prima al termine dei colloqui a Ginevra.

I negoziati in corso, che dovrebbero proseguire la prossima settimana, sembrano essere l’ultima possibilità per evitare un attacco degli Stati Uniti, che hanno schierato un imponente dispositivo militare nella regione.

La portaerei Uss Abraham Lincoln si trova a circa 700 chilometri dalle coste dell’Iran, e un’altra, la Uss Gerald R. Ford, ha lasciato il 26 febbraio una base navale a Creta per dirigersi verso il Medio Oriente.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha affermato il 27 febbraio di essere “molto preoccupato per il rischio di un’escalation militare nella regione”.

Durante una telefonata con il suo collega egiziano Badr Abdelatty, Araghchi ha dichiarato che “il successo dei negoziati dipende dalla serietà e dal realismo degli Stati Uniti, che devono evitare richieste eccessive”, ha riferito il ministero degli esteri iraniano.

Gli Stati Uniti hanno più volte insistito sulla necessità di un divieto totale di arricchimento dell’uranio per l’Iran, mentre Teheran sostiene di avere il diritto di sviluppare un programma nucleare per scopi civili.

L’amministrazione Trump pretende anche che l’Iran rinunci al suo programma di missili balistici, considerato una “minaccia esistenziale” da Israele, grande alleato di Washington.

L’Iran ha finora rifiutato di discutere dei missili, spingendo il segretario di stato statunitense Marco Rubio a dichiarare che “questo è un grande problema”.

Il 24 febbraio, durante il suo discorso sullo stato dell’unione, il presidente statunitense Donald Trump aveva accusato l’Iran di voler costruire missili “in grado di colpire gli Stati Uniti”.

Teheran, che sostiene di aver limitato la gittata dei suoi missili a duemila chilometri, aveva reagito denunciando “menzogne”.

La terza sessione di negoziati tra Iran e Stati Uniti si è svolta il 26 febbraio vicino a Ginevra, presso la residenza dell’ambasciatore dell’Oman, paese mediatore.

Al termine della riunione Araghchi ha riferito di “passi avanti significativi”, sottolineando però che i negoziati sono stati “i più intensi finora”. “Abbiamo discusso a fondo di un possibile accordo, sia riguardo al nucleare sia riguardo alle sanzioni statunitensi”, ha aggiunto.

Secondo Araghchi, la prossima sessione “si terrà molto presto, forse tra meno di una settimana”.

Ma già il 2 marzo sono previste delle discussioni preliminari a Vienna con la partecipazione di esperti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

Il 19 febbraio Trump aveva lanciato all’Iran un ultimatum di “10-15 giorni” per concludere un accordo ed evitare un attacco militare statunitense.

Secondo il Wall Street Journal, il 26 febbraio la delegazione statunitense, guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, ha chiesto lo smantellamento dei tre principali siti nucleari iraniani, Fordo, Natanz e Isfahan, già colpiti dalle forze armate statunitensi nel giugno scorso, e la consegna agli Stati Uniti delle scorte di uranio arricchito del paese.