Il 5 marzo gli attacchi sono continuati senza sosta nelle capitali del Medio Oriente, da Teheran a Beirut passando per le metropoli del Golfo, mentre il conflitto continua a espandersi, causando ripercussioni in tutto il pianeta.
Nel sesto giorno dell’operazione militare statunitense e israeliana contro l’Iran, i giornalisti dell’Afp hanno riferito di nuove forti esplosioni e della presenza di aerei da combattimento a Teheran.
L’agenzia di stampa statale Irna ha fornito un bilancio di 1.230 morti in Iran dall’inizio della guerra.
Anche a Doha, in Qatar, sono state segnalate delle esplosioni, mentre sei operai nepalesi e pachistani sono rimasti feriti in seguito alla caduta dei resti di un drone su una zona industriale di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.
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L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione della periferia sud della capitale libanese Beirut, roccaforte del gruppo filoiraniano Hezbollah, dove sta conducendo intensi bombardamenti.
Secondo le autorità libanesi, dal 2 marzo almeno 72 persone sono morte e 437 sono rimaste ferite nel paese, mentre 83mila sono state costrette a lasciare le loro case.
L’offensiva israelo-statunitense, il cui obiettivo ufficiale è impedire a Teheran di dotarsi della bomba atomica, sta continuando a produrre effetti in tutta la regione.
Le monarchie petrolifere del Golfo, che ospitano basi militari statunitensi, sono state risucchiate nel conflitto, prese di mira dagli attacchi iraniani.
Teheran ha invece smentito di aver condotto un attacco con i droni nella repubblica autonoma di Naxçıvan, un’exclave dell’Azerbaigian, che avrebbe causato due feriti.
La Repubblica islamica ha invece riferito di aver colpito la regione autonoma del Kurdistan iracheno, in un momento in cui Teheran teme che i gruppi armati curdi possano approfittare del caos per rafforzarsi.
“I gruppi separatisti non devono pensare che sia cambiato qualcosa”, ha avvertito Ali Larijani, capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale.
La Casa Bianca ha smentito di voler armare i curdi contro Teheran, ma ha confermato dei colloqui con i leader di questa minoranza.
Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha affermato che il suo collega statunitense Pete Hegseth gli avrebbe detto: “Andate fino in fondo, siamo al vostro fianco”.
Il campo di battaglia sembra illimitato: per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il 4 marzo un sottomarino statunitense aveva affondato una nave da guerra iraniana nell’oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka.
“Gli Stati Uniti si pentiranno amaramente di aver creato questo precedente”, aveva reagito Teheran.
L’esercito iraniano ha lanciato nuovi attacchi contro Israele e affermato di aver colpito una petroliera statunitense nel golfo Persico.
Il 4 marzo i Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, avevano rivendicato il “controllo totale” dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo.