La mamma di Baltimora e altre storie

17 maggio 2015 21:38
  1. La bella rivista americana The New Inquiry arriva al quarantesimo numero, che è dedicato ai rifiuti. L’editoriale merita una lettura: “The capitalist world is built on a giant mound of garbage, but bourgeois nostrils insist on not inhaling the stink. Such standards of cleanliness and order have always required someone else’s hands getting extremely dirty”.
  2. Le organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani (come Amnesty) sono in grado di supportare le nuove generazioni di attivisti? E più in generale, il concetto di “diritto umano” è ancora spendibile ed efficace in chiave politica, quando la priorità delle proteste sembra orientarsi su giustizia sociale e democrazia effettiva? Questo e altro nelle interessanti riflessioni di Doutje Lettinga su Open democracy.
  3. Una donna ha risposto “Non ci credo… Troppo bello x essere vero” a un tweet del Fatto quotidiano (“Immigrazione, strage nel Canale di Sicilia: 700 morti”). Sergio Baratto è andato a leggere tutti i commenti che hanno inondato il suo profilo Facebook e ha provato una certa angoscia.
  4. In un articolo affascinante, l’astronoma Priyamvada Natarajan mette a confronto tre libri e il film Interstellar per spiegare il senso, l’utilità e l’evoluzione nel tempo delle immagini dello spazio celeste.
  5. Il 12 maggio 1977 fu uccisa Giorgiana Masi. Loredana Lipperini ripropone il suo racconto di quella giornata terribile: “Per chi non c’era, per chi non era nato, per chi non sa”. Ma, aggiungo io, anche per chi se l’è dimenticato.
  6. “Cercando gli articoli che hanno raccontato la storia, soprattutto sulla stampa americana, nelle interviste alla donna non c’è traccia di un afflato pacifista. Ha picchiato il figlio perché ha avuto paura che glielo ammazzassero”. Giusi Marchetta sul modo in cui la mamma di Baltimora è diventata un meme, impedendoci di cogliere il senso della vicenda e formare un’opinione sensata. Il che vale anche per molte altre notizie.
  7. Gaiuta Bahadur ricostruisce la storia poco nota delle coolies indiane – donne sfruttate dall’Impero britannico per lavorare nei Caraibi, sottoposte a violenze e umiliazioni – a partire da tutto ciò che è rimasto di loro: alcune fotografie.
  8. Katy Waldman e Amanda Hess di Slate hanno provato a conversare usando l’una le parole scritte e l’altra le gif (animate o meno): questo è il risultato. (E al di là dell’aspetto ludico, il tema sul tavolo è interessante).
  9. Vista l’ubiquità delle mappe digitali e la possibilità di ottenere dettagli su quasi ogni parte del mondo in un istante, Michael Pecirno ha deciso di creare delle mappe che rappresentano un unico tema: il grado di urbanizzazione, la diffusione le foreste sempreverdi… Il progetto – limitato agli Stati Uniti – si chiama Minimal maps e vuole offrire nuovi modi per guardare al territorio.
  10. Su Fumettologica, Andrea Fiamma racconta l’interessante storia dei manga pirata (tradotti e scansionati dai lettori) e del loro maggior esponente, il ventiseienne svedese Mune.
  11. L’opinione di Massimo Mantellini su Instant articles di Facebook: il problema non sta nel social network, ma in qualcosa di molto più basilare, “l’essenza stessa della presenza editoriale nel formato digitale: l’equilibrio in molti posti impossibile (da noi pressoché ovunque) fra sostenibilità economica e qualità dei contenuti”.
  12. Più di metà degli olandesi lavora meno di 36 ore a settimana: un record in tutta la comunità europea. L’Economist spiega perché, e aggiunge che potrebbe non essere un bene per le donne in corsa per posizioni di alta dirigenza.
  13. La situazione della sicurezza alimentare in Italia e in Europa riassunta dall’Espresso: noi ce la caviamo bene, ma “anche se i sistemi di controllo nazionali sono efficaci, quando si parla di sicurezza alimentare e di malattie infettive è difficile sbarrare ermeticamente le porte”.
  14. Il Wall Street Journal raccoglie i migliori piccoli festival musicali in Europa quest’estate, dal Deer Shed in Inghilterra al Positivus in Lettonia. Ottimi consigli per chi vuole partecipare a eventi di grande qualità e poco affollati.
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