22 dicembre 2017 12:35

Per la maggior parte dei giornali spagnoli ed europei, le elezioni del 21 dicembre in Catalogna non risolvono la situazione di stallo precedente: la coalizione indipendentista ha infatti ottenuto la maggioranza dei seggi nel parlamento regionale (ne ha conquistati settanta, secondo risultati ancora parziali), ma i partiti anti indipendenza hanno ottenuto più voti. Occorre ora che le due parti tornino a dialogare.

Errori da non ripetere
La Vanguardia, Barcellona
“La Catalogna ha bisogno di stabilità per riprendersi socialmente ed economicamente, per recuperare la sua posizione nel mondo”, si legge nell’editoriale non firmato del principale quotidiano della Catalogna. Che aggiunge: “La congiuntura è complessa e le soluzioni non sono ovvie né immediate. Però una cosa si può dire fin da ora: non si possono riprodurre gli errori commessi dopo le elezioni catalane del 2015. Gli indipendentisti non devono sbagliarsi di nuovo nell’interpretare i risultati. Due anni fa, con il 47,8 per cento dei voti, avevano ritenuto di aver vinto un plebiscito e ricevuto un mandato popolare per avviarsi verso l’indipendenza. Adesso la sua percentuale di voti non è cresciuta, e quel mandato è ancora meno forte. Le principali forze indipendentiste dovrebbero guardare avanti, riconoscere gli errori commessi ed evitare di riperterli. Ma conviene anzitutto capire la situazione uscita dal voto, caratterizzata dalla frammentazione parlamentare. Quest’ultima costringe gli uni e gli altri a praticare una nuova cultura politica, basata sul dialogo e la trasversalità. Ad alcuni sembrerà impossibile. Non lo è. Al contrario”.

La Vanguardia, 22 dicembre 2017.

Una Catalogna divisa
El Periódico, Barcellona
“Le elezioni più importanti degli ultimi quarant’anni in Catalogna hanno creato uno scenario di divisioni in grandi blocchi praticamente impermeabili: un partito ha ottenuto il maggior numero di voti e di seggi e non potrà governare e la distribuzione delle forze annuncia un paesaggio molto incerto per una società sballottata da una crisi politica con gravi ramificazioni sociali ed economiche”, scrive il popolare giornale catalano. “Ciudadans ha vinto le elezioni e il blocco indipendentista ha confermato la maggioranza separatista nel parlamento, con Junts per Catalunya, il partito del presidente uscente Carles Puigdemont, davanti a Sinstra repubblicana (Erc). In un voto segnato da una storica affluenza alle urne i cittadini catalani hanno dato una vittoria senza precedenti al partito guidato da Inés Arrimadas e, allo stesso tempo, hanno deciso che il blocco indipendentista conserva la maggioranza nel Parlament, benché, come nelle elezioni precedenti, insieme non raggiungano il 48 per cento degli elettori”.

La strada verso la sovranità è aperta
El Punt Avui, Barcellona
Vicino alle posizioni indipendentiste, il quotidiano scrive nel suo editoriale non firmato che “la Catalogna ha vissuto la sua giornata elettorale più anomala in assoluto: il blocco favorevole all’articolo 155 [che ha sancito il controllo delle istituzioni catalane da parte del governo centrale] ha affermato che si è trattato di elezioni libere, ma non è vero, poiché alcuni dei candidati non erano liberi di partecipare perché erano in esilio o in prigione o agli arresti domiciliari. Come se non bastasse, il Partito popolare ha diffuso un messaggio di terrore, secondo il quale se i catalani non avessero votato secondo le sue indicazioni, l’articolo 155 sarebbe rimasto in vigore. Ma non ha spaventato quasi due milioni di elettori. Ora il Parlament è in mano alla lobby pro indipendenza, che dovrebbe rinnovare la sua offerta di dialogo per definire la nostra relazione con la Spagna. I risultati confermano che il movimento è vivo e vegeto, ma che c’è ancora una lunga strada da fare”.

Futuro incerto
El País, Madrid
“Dopo le forti tensioni degli ultimi due anni, una società scossa e divisa come quella catalana si meritava una pausa per ritrovare la normalità civile e istituzionale e restaurare il prestigio e l’immagine della Catalogna rispetto agli altri cittadini spagnoli”, si legge nell’editoriale del quotidiano di Madrid. “Il risultato annuncia un principio incerto per la prossima legislatura, con un voto che ha generato motivi di speranza, altri meno stimolanti e che, nell’insieme, non sembra garantire la stabilizzazione automatica della vita politica catalana. L’aspetto più positivo del voto è l’importante vittoria ottenuta dai partiti costituzionalisti, incarnati dalla candidata di Ciudadanos, Inés Arrimadas. Altro dato positivo è il calo subìto dagli indipendentisti, che perdono due seggi e il voto popolare, pur conservando la maggioranza assoluta. Ancora una volta il progetto secessionista ha dimostrato che, benché capace di ottenere una maggioranza dei seggi, rimane incapace di fare lo stesso dal punto di vista dei cittadini e della società. La tentazione di convertire questa maggioranza in combustibile per il conflitto sociale e politico sta qui. Ma quanto avvenuto in Catalogna negli ultimi anni dovrebbe dissuadere coloro che vorrebbero percorrere di nuovo questa strada”.

El País, 22 dicembre 2017.

La solitudine della ragione civica
El Mundo, Madrid
“E la Catalogna votò. Votò come mai aveva votato battendo ogni record di affluenza; mobilitata dalla coscienza di un momento decisivo. L’affluenza storica è la risposta di un popolo plurale sottoposto a una pressione senza precedenti cominciata nel 2012, quando l’allora presidente della Catalogna Artur Mas decise in modo irresponsabile di avviare il processo indipendentista”, scrive il giornale conservatore. “È deprimente constatare come il processo è riuscito a fanatizzare una porzione così importante della società catalana, i cui irremovibili elettori hanno rinunciato a valutare la gestione dei loro dirigenti in modo critico. È straordinariamente preoccupante che l’inganno, il tradimento e il fallimento dell’indipendentismo non sia stato punito nelle urne. Nessun popolo si merita la rovina economica e sociale provocata dal secessionismo, ma è evidente che un numero elevato di catalani continua a votare in modo passionale più che in modo ideologico o razionale”.

Catalogna: la chiara incertezza
Público, Lisbona
“La meravigliosa democrazia è fatta anche di queste cose. Dopo due mesi di alta tensione in Catalogna le elezioni locali chiariscono molte cose e allo stesso tempo rimandano ogni decisione al futuro”, scrive Diogo Queiroz de Andrade. L’editorialista portoghese osserva che “i catalani hanno respinto le voci più estreme: hanno punito il Partito popolare di Mariano Rajoy, bocciando l’intransigenza e la violenza con la quale le autorità hanno reagito. Gli estremisti della Candidatura di unità popolare (Cup) hanno subìto un’inattesa sconfitta e introdotto un nuovo dato: il blocco filoindipendentista non ha più bisogno degli estremisti che hanno speso gli ultimi mesi fomentando il confronto. Ora Madrid dovrebbe smettere di prendere decisioni per conto dei catalani. Ma la logica non ha regnato fino a ora e ognuna delle parti dovrà fare delle concessioni. È importante ricordare che il governo centrale è disposto a negoziare solo i termini dell’autonomia, mentre chi ha ora la maggioranza nel parlamento catalano è disposto a negoziare i dettagli dell’indipendenza”.

El Punt Avui, 22 dicembre 2017.

Bruxelles, abbiamo un problema
Die Tageszeitung, Berlino
Per il quotidiano di sinistra tedesco, “comunque la si giri, il movimento indipendentista catalano ha vinto le elezioni. La legittima gioia del movimento conservatore Ciudadanos non deve trarre in inganno. Certo, il partito di Inés Arrimadas è diventato il primo della regione. È riuscito a riunire come nessun altro quelli che sono a favore dell’unità incondizionata della Spagna. Ma le tre forze che sostengono il deposto presidente della regione Carles Puigdemont hanno di nuovo la maggioranza nel parlamento autonomo. E la useranno per rieleggere l’uomo che ha trovato rifugio dalla giustizia a Bruxelles. E Puigdemont insisterà per tornare nel palazzo della Generalitat, a Barcellona. Il premier Rajoy ha annunciato prima del voto che avrebbe sospeso almeno in parte l’applicazione dell’articolo 155 in caso di vittoria dei sostenitori dell’indipendenza. Madrid può in qualsiasi momento mettere il veto alle decisioni del parlamento catalano o scioglierlo e imprigionare il presidente Puigdemont? Un simile spazio senza democrazia non può e non deve esistere nell’Unione europea. È ora che Bruxelles smetta di stare a guardare. L’Ue deve intervenire adesso. Non può continuare a sostenere Rajoy in modo incondizionato. La Spagna e la Catalogna non hanno bisogno di nuove prove di forza e di coercizione, ma di dialogo. L’Ue deve mediare”.