Un vertice straordinario sulla Brexit al Consiglio europeo, Bruxelles, il 25 novembre 2018. (Olivier Hoslet, Reuters/Contrasto)

Come funziona il Consiglio europeo

Un vertice straordinario sulla Brexit al Consiglio europeo, Bruxelles, il 25 novembre 2018. (Olivier Hoslet, Reuters/Contrasto)
02 aprile 2019 15:33

Questo articolo fa parte di una serie di Internazionale che spiega come funzionano le istituzioni dell’Unione europea, in vista delle elezioni del 26 maggio 2019.

I poteri

Il Consiglio europeo è formato dai capi di stato o di governo dei paesi che fanno parte dell’Unione europea. Definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione europea. Anche se i trattati non gli riconoscono nessuno dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo, giudiziario), secondo molti detiene di fatto il potere decisionale nell’Unione. Di solito ha l’ultima parola nei contrasti con le altre istituzioni e gestisce tutte le questioni che non possono essere risolte a livelli inferiori di cooperazione. Stabilisce la politica estera e di sicurezza comune, nomina il presidente della Banca centrale europea e propone quello della Commissione europea, che deve poi essere approvato dal parlamento. Il suo ruolo nell’Unione è stato paragonato a quello di un capo di stato.

La storia

Il primo incontro informale tra i leader dei paesi della Comunità europea si svolse a Parigi nel 1961. La decisione di organizzare incontri regolari tra i capi di stato e di governo per migliorare il coordinamento politico tra i paesi risale al 1974, e il primo Consiglio europeo si svolse a Dublino nel 1975. Fu il trattato di Maastricht del 1992 a formalizzare il suo ruolo e il trattato di Lisbona a inserirlo tra le istituzioni fondamentali dell’Unione europea.

Da allora il consiglio è diventato lo spazio dove si cercano i compromessi politici e gli accordi che determinano la posizione dell’Unione sulle grandi questioni, ma anche lo strumento con cui gli stati nazionali cercano di mantenere la loro influenza sul progetto europeo di fronte allo sviluppo delle istituzioni sovranazionali. Per questo è criticato dai federalisti europei, che vorrebbero ridurre il peso dei singoli stati nei processi decisionali europei.

Com’è composto

Oltre ai capi di stato o di governo, fanno parte del consiglio il presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio europeo, che non hanno diritto di voto. Quando sono in discussione questioni di politica estera, alle riunioni partecipa anche l’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune. Inizialmente la presidenza era assegnata a turno agli stati membri, ma nel 2009 il trattato di Lisbona ha introdotto la carica del presidente permanente, eletto dal consiglio con un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una sola volta. L’attuale presidente è l’ex premier polacco Donald Tusk (Partito popolare europeo), eletto nel 2014 e confermato nel 2017. Il Consiglio europeo non va confuso con il Consiglio dell’Unione europea, che riunisce i ministri degli stati membri, o con il Consiglio d’Europa, che è un’organizzazione internazionale distinta dall’Unione europea.

Come funziona

Il Consiglio europeo ha sede nel palazzo Europa a Bruxelles, che ospita anche il Consiglio dell’Unione europea. Si riunisce almeno quattro volte all’anno, ma il presidente può convocare anche vertici informali o straordinari. Normalmente il consiglio decide per consenso – quando cioè nessuno dei membri si oppone alla decisione – ma in alcuni casi i trattati richiedono l’unanimità o la cosiddetta “doppia maggioranza”: per l’approvazione è necessario che i paesi che votano a favore siano almeno il 72 per cento del totale (55 per cento se la proposta in esame è stata presentata dalla Commissione europea o dall’alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune) e che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione dell’Unione.

In alcune occasioni al termine degli incontri si tengono i vertici dell’eurozona, riservati ai leader dei 19 paesi che hanno adottato la moneta unica.

I vertici, soprattutto se straordinari, come quelli che si sono svolti negli ultimi anni sulla crisi del debito o sulla Brexit, tendono a protrarsi fino all’alba del giorno successivo, quando viene approvato e annunciato il documento conclusivo: un’abitudine che, secondo alcuni, punta a sfiancare i negoziatori e i dirigenti meno determinati.

Questo articolo fa parte di una serie di Internazionale che spiega come funzionano le istituzioni dell’Unione europea, in vista delle elezioni del 26 maggio 2019. È uscito nel numero 1294 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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