The War On Drugs.

Gli War On Drugs hanno fatto uno dei migliori dischi rock dell’anno

The War On Drugs.
26 agosto 2017 13:28

The War On Drugs, Pain
Il nuovo album degli War On Drugs, A deeper understanding, è appena uscito, eppure bastano pochi ascolti per restare impigliati nelle trame della band di Adam Granduciel. La formula sonora della band può sembrare scontata e sempre uguale a sé stessa, eppure anche stavolta il gruppo statunitense ha colto nel segno. A deeper understanding è un disco di rock classico, con tanti assoli di chitarra (una rarità ormai nella musica) e un’atmosfera sospesa tra psichedelia e nostalgia.

Bruce Springsteen avrebbe scritto volentieri almeno un paio di queste canzoni (Up all night, In chains), Tom Petty si divertirebbe a suonarne altre. A caldo, i pezzi migliori sembrano Strangest thing, con quell’intreccio finale tra chitarre e fiati, ma anche la dolente Pain, che sembra un misto tra i Dire Straits e il Bob Dylan prodotto da Daniel Lanois del periodo di Oh mercy.

A deeper understanding è uno dei migliori dischi rock dell’anno, una raccolta di canzoni sincere e coinvolgenti e, a tre anni dall’ottimo Lost in the dream, conferma che gli War On Drugs hanno affinato la loro formula sonora e sono diventati una band solida, che ha in mano ottime canzoni. Un gruppo in grado di illuderci che il rock abbia ancora qualcosa da dire, nonostante tutto. Non è poco.


Queens of The Stone Age, Feet don’t fail me
Per un disco rock molto riuscito, ce n’è uno che convince di meno. Villains, il nuovo lavoro dei Queens of The Stone Age, è un tentativo di svecchiare il suono della band. Prodotti da Mark Ronson, l’uomo ha reso grande Amy Winehouse, i brani di Villains smussano le chitarre di Josh Homme e compagni e flirtano un po’ con il pop.

Invece che acquistare freschezza, però, la musica della band si annacqua. Del resto è de qualche anno che i Queens of The Stone Age non fanno un disco all’altezza del loro nome. L’unico guizzo – se si esclude il discreto singolo The way you used to do (Josh Homme sa scrivere canzoni, quando è in forma, su questo ci sono pochi dubbi) – è il pezzo Feet don’t fail me now, costruito su un crescendo strumentale che apre la strada a un riff sporco e a una sezione ritmica incalzante. Peccato che il resto dell’album non sia all’altezza.

Non è una questione di purismo o di nostalgia ma, se togliamo ai Queens of The Stone Age quel pizzico di follia e gusto per il macabro che avevano conservato nel passaggio dai Kyuss al nuovo corso, resta solo un rock uguale a quello di tante altre band. Ed è un peccato.


King Krule, Czech One
Il londinese Archy Marshall, in arte King Krule, sa sempre come spiazzare il suo ascoltatore. Il nuovo singolo, Czech One, che (in teoria) anticipa il suo nuovo disco, è una ballata sghemba e romantica con tanto di assolo di sassofono. Potrebbe essere uscita dalla colonna sonora di un film di Jim Jarmush. Una canzone che immagina l’amore come un oceano in cui affondare (“Loverboy you drown too quick”) e che conferma le doti di questo giovane cantautore.

Forse qualche stranezza in meno e qualche ritornello in più non guasterebbero, perché alla musica di King Krule sembra mancare sempre qualcosa per arrivare all’eccellenza. Però il ragazzo si farà, diamogli fiducia.


Tullio De Piscopo, Andamento lento (Jolly Mare Remix)
Jolly Mare è uno dei nomi più interessanti dell’elettronica italiana. Chi ogni tanto passa da queste parti, l’ha trovato nella classifica dei migliori dischi italiani del 2016. Nei giorni scorsi Fabrizio Martina, questo il suo vero nome, ha messo in rete la sua versione remix di un classico di Tullio De Piscopo, Andamento lento, che fu presentato al festival di Sanremo nel 1988 (Jolly Mare aveva già messo le mani su A me me piace o’ blues di Pino Daniele).

Rispetto alla versione originale, non ci sono chitarre e la velocità del brano è aumentata parecchio. Jolly Mare ha un pregio: riesce a rendere attuale l’inattuale, fa della nostalgia una cifra stilistica senza essere stucchevole.


Wu-Tang Clan, People say
A sorpresa, sono tornati anche i Wu-Tang Clan. Anche la vecchia scuola dell’hip hop statunitense vuole dire la sua, evidentemente. Lo storico gruppo hip hop ha pubblicato un nuovo brano e ha annunciato la pubblicazione di un album, Wu-Tang: the saga continues, in arrivo il 13 ottobre.

Il disco è stato prodotto da RZA, il leader del clan, e da DJ Mathematics. In People say ci sono anche Method Man, Raekwon, Inspectah Deck, Masta Killa e Redman.

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