I Senyawa.

In giro non c’è niente di simile ai Senyawa

I Senyawa.
01 dicembre 2018 14:03

Senyawa, Tanggalkan di Dunia (Undo the world)
I Senyawa, gruppo indonesiano di Yogyakarta, una città sull’isola di Giava, sono veramente difficili da etichettare. Non è la solita frase fatta per cominciare un articolo, ve lo assicuro, i loro brani sono veramente difficili da etichettare. La musica del duo formato da Rully Shabara e Wukir Suryadi unisce universi lontani e apparentemente inconciliabili: il doom metal e il folk tradizionale indonesiano. Ha un che di demoniaco, ma è talmente ipnotica da risultare quasi rilassante. Suona spiazzante per le nostre ben educate orecchie occidentali. Guardare il video di una loro esibizione dal vivo forse aiuta a capire meglio quello che fanno i Senyawa.

Sujud, il settimo disco della band, dura solo 38 minuti ed è composto da sette brani, tutti affidati alla voce gutturale di Shabara, che a tratti sfiora il growl, mentre Suryadi suona strumenti che si costruisce da solo, creando suoni che starebbero bene nella colonna sonora di un film horror. A tratti, al tempo stesso, sembra di sentire certi dischi del krautrock tedesco, come nella splendida Sujud (Prostration).

Il caleidoscopio sonoro che esce fuori da questo disco è intenso e straniante: è come entrare a carponi dentro un tunnel che va verso il centro della terra. Al buio, ovviamente. I brani di Sujud potrebbero essere stati scritti ieri come migliaia di anni fa. I Senyawa ci hanno regalato una delle sorprese musicali più belle del 2018.


Arctic Monkeys, Anyways
A pochi mesi di distanza dal loro affascinante album Tranquillity base Hotel & Casino gli Arctic Monkeys hanno pubblicato un nuovo singolo intitolato Anyways, lato b del brano che dà il titolo al lavoro, uscito il 30 novembre. Anyways, come si dice in gergo, è un’outtake, cioè un brano escluso dalla scaletta del disco. E ha lo stesso stile notturno e vintage degli altri brani dell’album.

La voce di Alex Turner sembra veramente a suo agio in queste atmosfere e, anche se è chiaramente un brano minore, Anyways conferma che la svolta intimista degli Arctic Monkeys è stata una scelta intelligente.


Chance The Rapper, The man who has everything
Chance the Rapper viene da Chicago ed è un rapper gentile. Ha un flow molto più rilassato di gran parte dei suoi colleghi, e strizza spesso l’occhio al gospel, al soul e ai generi più soffici della musica nera. La cosa più interessante che ha pubblicato resta il mixtape Acid rap, mentre il tanto celebrato Coloring book era un po’ deludente rispetto alle attese.

In The man who has everything, uno dei due nuovi singoli pubblicati il 30 novembre (faranno parte del prossimo disco? Non si sa), Chance the rapper affronta vari temi, dalla vita matrimoniale al racial profiling (la profilazione razziale). L’influenza di Kanye West è evidente, come al solito.


I Hate my Village, Tony Hawk of Ghana
Mica male questo gruppetto. Ci sono giusto tre dei nomi più importanti del rock alternativo italiano: Alberto Ferrari (Verdena), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours). È uscito da poco per La Tempesta il singolo d’esordio del loro progetto I Hate my Village. Nel pezzo dominano ritmi africani e la chitarra di Viterbini. Un bell’esperimento. Il disco uscirà il 18 gennaio per La Tempesta International.

Elegante & La Imperial, Puro comer
Daniel Martinetti è uno dei producer più importanti della scena nu cumbia peruviana ed è il musicista che si nasconde dietro al progetto Elegante & La Imperial. Nel disco Evolución Martinetti rielabora il meglio della sua produzione passata e offre anche alcuni inediti interessanti. La sua musica è piacevole e danzereccia, anche grazie alla voce e alla presenza scenica della cantante Estefanía “Fefa” Cox.

P.S. Playlist aggiornata (ma non ci sono gli Elegante & La Imperial). Buon ascolto!

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Claudia Grisanti