I-8, Yuma, Arizona, 23 settembre 1974.

Le voci della fotografia

I-8, Yuma, Arizona, 23 settembre 1974.
13 luglio 2018 17:23

“Al contrario di altre invenzioni dell’ottocento, la fotografia non è morta”, scrive David Campany nel suo nuovo libro Così invisibile, così presente. “Ma si è rinnovata costantemente, muovendosi, trasformandosi, cambiando e mostrando ogni volta una nuova immagine di sé”, aggiunge, “è qui che sta l’origine del suo fascino”.

Pubblicato a marzo del 2018 da Contrasto, il libro raccoglie alcune interviste realizzate dal curatore britannico a una serie di fotografi che hanno dato vita o fatto parte di questi cambiamenti.

Da Victor Burgin a Susan Meiselas, da Jeff Wall a William Klein, alcune sono avvenute nelle loro case, altre in occasione della curatela di una mostra, altre durante un giorno intero, come nel caso di Stephen Shore: “Stephen parla come fotografa: è meticoloso, chiaro, documentato, divertente. Forse è perché ha insegnato per tanti anni. Quando insegni devi scegliere le parole molto attentamente”, scrive Campany.

Scuola per parrucchieri, Tokyo, 1961.

I protagonisti delle interviste, che hanno la forma di conversazioni schiette e “rimaste aperte”, come scrive lo stesso Campany, sono tutti autori che continuano a interrogarsi sul mezzo e sul linguaggio.

Meiselas riflette su quale sia il destino migliore per un’opera: “Libri e film sono per loro natura finiti, ma le mostre si dimenticano, perciò qual è la forma perfetta?”. Broomberg e Chanarin si interrogano sul rapporto tra la percezione che gli autori hanno di sé e l’arte che creano: i due raccontano un progetto in cui invitarono artisti e scrittori a inventare dei personaggi che avrebbero realizzato opere d’arte per delle mostre.

Jeff Wall ragiona sulla relazione tra fotografo e soggetto ritratto: “Alcuni si dedicano a un soggetto anima e corpo e realizzano gruppi o sequenze che lo riguardano. Io faccio la stessa cosa ma con una sola immagine, un solo lancio di dadi con cui saldo il mio debito”.

Mimic (Imitazione), 1982.

Campany indaga nel passato di questi artisti, nel percorso creativo che hanno vissuto e nel modo in cui continuano a esplorarlo. L’insieme delle loro voci, nella loro diversità, “solleva contraddizioni e paradossi, ma fornisce un’ottima definizione operativa della fotografia”.

David Campany è artista, scrittore e curatore. La nuova mostra di cui si è occupato, Handful of dust, sarà esposta dal 7 luglio al 9 dicembre del 2018 al California museum of photography, Riverside.

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