Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, scomparve dalle carte geografiche il Regno delle Due Sicilie, che dal 1816 aveva unito il sud Italia sotto un’unica bandiera. La famiglia regnante, i Borbone, fu costretta a fuggire e gli abitanti si trovarono improvvisamente senza un paese.

Una parte consistente della popolazione del sud non era infatti d’accordo con il processo di unificazione in corso – molti neanche parlavano l’italiano – e continuò per anni a combattere contro i nuovi governanti.

Oggi, dopo 155 anni dall’unità d’Italia, molti napoletani guardano ancora con nostalgia al loro passato. “La gente si sente lasciata indietro”, spiega il fotografo Carlo Rainone, che ha documentato la realtà dei crescenti movimenti neoborbonici, popolari particolarmente tra la classe operaia. “Aderendo a questi movimenti, sperano che le cose possano cambiare per il sud e per Napoli”.

Molti sono nati con lo scopo di riscoprire e condividere la storia del Regno delle Due Sicilie, che ritengono sia stata in parte nascosta in parte falsificata dai governanti italiani. Questi gruppi stanno facendo un meticoloso, e quasi religioso, lavoro nel radunare le persone attraverso eventi e incontri per stimolare la loro voglia di trovare la propria identità e il loro orgoglio di essere napoletani. Molte sono delle semplici associazioni culturali mentre altri diventano dei veri e propri movimenti secessionisti.

Intanto, i discendenti della famiglia Borbone hanno guadagnato una popolarità inaspettata dopo essere stati dimenticati per più di un secolo, e ora stanno discutendo su chi è il legittimo erede della corona.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it