“Viviamo nella notte del virus”, ha scritto Ilvo Diamanti sulla Repubblica dopo che l’Italia era diventata il primo paese europeo a imporre delle misure d’isolamento per contrastare il covid-19. “Al buio, perché è difficile vedere cosa avvenga fuori”. Il 4 maggio, dopo nove settimane di isolamento, gli italiani hanno rivisto la luce.
Considerando il ruolo dell’Italia come pioniera in questa triste prova di resistenza, la riapertura è una piccola pietra miliare. La Lombardia è stata il primo epicentro europeo della pandemia, e le sue sofferenze hanno aperto gli occhi del continente sulla minaccia e mobilitato i leader degli altri paesi. La popolazione europea ha accettato restrizioni che alla fine di febbraio sarebbero sembrate impensabili. Il 3 maggio le autorità italiane hanno registrato 174 decessi, il dato più basso dal 10 marzo.
Questa tendenza giustifica l’allentamento del blocco da parte del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Ma mentre l’Europa entra nella seconda fase della pandemia, l’Italia potrebbe avere altri avvertimenti da offrire. L’approccio graduale di Conte ha suscitato sollievo, ma anche ansia e risentimento. Secondo un sondaggio, il 62 per cento degli italiani ritiene di aver bisogno di sostegno psicologico, mentre il governo cerca di affrontare contemporaneamente una crisi sanitaria e un collasso economico.
Il compito che attende Conte è colossale. Nel primo trimestre del 2020 l’economia italiana ha perso quasi il 5 per cento, il calo più rapido mai registrato. Recentemente l’agenzia Fitch ha abbassato il rating dei titoli di stato italiani. Questo complica ulteriormente la gestione dell’enorme debito pubblico italiano. Nel frattempo i paesi dell’Europa del nord restano molto riluttanti a condividere il peso del debito attraverso i cosiddetti coronabond.
A marzo hanno suscitato ammirazione le dimostrazioni di unità degli italiani, dagli arcobaleni con lo slogan “andrà tutto bene” alle canzoni dai balconi. Gli italiani sono tornati nelle strade. Ma Conte dovrà trovare il modo di salvare le attività e i redditi, proteggendo allo stesso tempo il paese da una seconda ondata di contagi e morti. È un dilemma che anche il governo britannico dovrà presto affrontare. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1357 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati