Cambiamo le città

◆ Gli articoli sugli spazi urbani dopo il covid-19 (Internazionale 1359) sono un eccellente punto di partenza per parlare di questo tema. Ma non contengono risposte concrete. Su questo dovremo lavorare per anni noi architetti, insieme agli urbanisti, ai paesaggisti, ai sociologi, ai politici. E forse il vaccino arriverà prima delle nostre risposte. Nessuno sa quale sia oggi la città migliore per la nostra salute, e le graduatorie sulle città più vivibili sono a mio giudizio molto ingannevoli. Meglio quartieri densi come Manhattan, dove si può girare a piedi, oppure dispersivi come South London, dove serve l’auto? Il trasporto pubblico usato da milioni di persone è sempre un bene o è un rischio? Intanto cominciamo a parlare più spesso della qualità della vita in città.
_Sebastiano Brandolini _

Consuetudine

◆ In questo periodo di emergenza  la mia azienda ha attivato per molti dipendenti il lavoro a distanza. I vantaggi, elencati in parte nell’editoriale di Giovanni De Mauro (Internazionale 1359), sono secondo me superiori agli svantaggi. Se è applicabile e ben organizzato, lo smart working porta benefici sia all’ambiente sia alle persone, che riescono a gestire molto meglio la propria vita. La qualità del lavoro migliora, perché è basato più sulla responsabilità che sul controllo. E chi non può lavorare da casa godrebbe comunque di alcuni vantaggi: meno traffico, aria più pulita e meno stress.
Giulio◆ Sono uno dei tanti precari del terzo settore che in questi mesi ha “subìto” il lavoro da casa. Io e i miei colleghi abbiamo visto aumentare i tempi di lavoro e il carico. Vivendo in appartamenti piccoli o condivisi, in questi mesi abbiamo sperimentato anche la confusione degli spazi (gli spazi per il lavoro e per il tempo libero coincidono). Spesso noi lavoratori più giovani dobbiamo fare i conti con l’invisibilità e lo sfruttamento, e lo smart working è stato l’ennesimo attacco ai pochi diritti posseduti. 
Andrea Famiglietti

M. Anzuoni, Reuters

Errata corrige

◆ Su Internazionale 1359, a pagina 19, la capitale della provincia del Quebéc non è Montréal ma Quebéc; la foto a pagina 89 ritrae due ghepardi invece di un giaguaro (il giaguaro è qui sotto).
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Questo articolo è uscito sul numero 1360 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati