Il 27 giugno 1980 l’aereo di linea Douglas Dc-9 della compagnia aerea italiana Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, fu abbattuto nel tratto di mare tra le isole di Ponza e di Ustica. Nell’incidente, noto come la strage di Ustica, persero la vita tutte le 81 persone a bordo. “La prima cosa che direbbe un usticese riguardo alla vicenda è che l’isola non c’entra nulla”, dice il fotografo Jacob Balzani Lööv, che tra il 2016 e il 2019 ha realizzato il progetto /ustica/isola, strage. “L’isola è stata da subito associata all’incidente perché era il luogo abitato più vicino al punto in cui è affondato l’aereo. Ancora oggi, dopo numerosi processi, spesso la prima immagine che viene in mente pensando a Ustica sono i resti di lamiera bianca e rossa del Dc-9”. Con il suo lavoro il fotografo vuole far riflettere su questo legame tra la strage e l’isola, e s’interroga sulle conseguenze che l’evento ha provocato nell’imma­ginario collettivo. Nella serie, Lööv ha accostato ritagli di articoli di giornale dell’epoca, foto d’archivio e immagini in bianco e nero che ha scattato in altri luoghi legati all’indagine sulla vicenda. “Nella memoria e nei paesaggi dell’isola restano i segni del contesto in cui è avvenuta la strage, legati soprattutto ai rapporti dell’Italia con la Libia e gli Stati Uniti”. E poi ha raccontato il presente di Ustica attraverso foto a colori che mostrano i luoghi e gli abitanti: “A quarant’anni dalla strage, vorrei ricordare tutte le vittime e restituire a Ustica il suo signifi­cato originario di isola”. u

Ustica è un’isola del mar Tirreno. Si trova al largo delle coste siciliane, a circa settanta chilometri da Palermo. È la vetta di un vulcano sottomarino, alto più di tremila metri e inattivo da 130mila anni. Sull’isola sono conservati reperti archeologici che testimoniano il passaggio di vari popoli antichi tra cui fenici, greci, cartaginesi e romani.
Storicamente la distanza dalla terraferma ha fatto di Ustica una prigione perfetta. Sull’isola sono sepolti circa trecento cittadini libici che furono arrestati e confinati dal 1911 alla fine degli anni trenta, quando l’Italia aveva occupato la Libia. Negli anni del fascismo furono messi al confino a Ustica diversi oppositori del regime, tra cui Filippo Turati e Antonio Gramsci.
Dall’analisi delle scatole nere emerse che i sistemi di bordo funzionavano prima della caduta dell’aereo. Nel settembre 2011 una sentenza emessa dalla giudice civile Paola Proto Pisani ha condannato i ministeri italiani della difesa e dei trasporti a pagare ai familiari delle vittime cento milioni di euro di risarcimento, per non aver agito correttamente in modo da garantire la sicurezza nel traffico aereo e per avere successivamente ostacolato l’accertamento dei fatti. Dopo il processo d’appello, la sentenza è stata definitivamente confermata dalla corte di cassazione all’inizio del 2013. Il 22 aprile 2020 la corte d’appello di Roma ha condannato i due ministeri a versare 330 milioni di euro agli eredi del titolare della compagnia aerea Itavia. Tra il 2012 e il 2019 si sono svolti altri processi per garantire il risarcimento alle famiglie delle vittime. A quarant’anni dalla vicenda sono ancora ignoti gli autori della strage e non ci sono state condanne penali.
Il pomeriggio del 27 giugno 1980 due caccia F-104 che si trovavano in prossimità del Dc-9 lanciarono più volte il segnale di allarme. Né l’aeronautica militare né la Nato hanno mai chiarito perché lo fecero. La sera il passaggio dell’aereo fu avvistato dai radar di Poggio Ballone (nella foto in alto), Grosseto, Ciampino e Fiumicino. Diverse indagini giudiziarie e parlamentari hanno sostenuto che l’aereo potrebbe essere stato abbattuto per errore durante un’operazione militare condotta dall’aviazione di uno o più paesi della Nato per colpire un velivolo che trasportava una importante personalità libica, forse il leader Muhammar Gheddafi, e che era scortato da uno o due caccia MiG-23 dell’aeronautica di Tripoli.
Da sapere
La mostra e il festival

u La serie /ustica/isola, strage di Jacob Balzani Lööv ha vinto il PHmuseum grant e sarà in mostra a Monopoli nell’ambito di PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte, che si svolgerà dal 7 agosto al 1 novembre 2020, totalmente all’aperto. Quest’anno la manifestazione, alla sua quinta edizione, è dedicata al tema della Terra, per raccontare sia il mondo in cui viviamo sia il valore dell’agricoltura per il pianeta.


Jacob Balzani Lööv è un fotografo italo-svedese nato nel 1977.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1362 di Internazionale, a pagina 58. Compra questo numero | Abbonati